C’è una città nell’entroterra del Vietnam che la maggior parte dei turisti non conosce, e forse è proprio questo il suo pregio maggiore. Buon Ma Thuot (scritto Buôn Ma Thuột in vietnamita) si trova nella provincia di Dak Lak, nell’Altopiano Centrale del Vietnam, quella regione montuosa e verdissima che i vietnamiti chiamano Tây Nguyên (letteralmente “pianure dell’ovest”, anche se di pianura ha ben poco). È la capitale di provincia più grande della zona, con circa 400.000 abitanti, e ospita una delle produzioni di caffè più importanti al mondo.
Non è una destinazione da cartolina come Hội An o la Baia di Ha Long. Ma chi ci arriva spesso preferisce non dirlo in giro, per tenerla un po’ per sé.
Buon Ma Thuot e il caffè: un legame che pochi conoscono
Il Vietnam è il secondo produttore mondiale di caffè dopo il Brasile, e Buon Ma Thuot è il cuore pulsante di questa industria. La provincia di Dak Lak da sola produce circa il 30-40% del caffè vietnamita, che a sua volta rappresenta una quota rilevante del mercato globale. Ciò è vero soprattutto per quanto riguarda la varietà Robusta, più amara e corposa dell’Arabica, usata moltissimo nei blend industriali e nei caffè solubili in commercio ovunque.

Il paesaggio intorno alla città riflette questa vocazione: piantagioni di caffè si estendono ovunque, alternate ad alberi di pepe e cacao. L’odore, nei mesi di raccolta (da ottobre a gennaio), è qualcosa che difficilmente si dimentica.
Per capire la cultura del caffè vietnamita, dalla varietà Robusta all’iconico filtro phin, questo approfondimento sul caffè vietnamita è il punto di partenza ideale. E se invece volete scoprire uno dei metodi di preparazione più antichi e affascinanti, c’è anche un articolo dedicato al cà phê vợt, la tecnica nata a Saigon negli anni Cinquanta che oggi sta vivendo una piccola rinascita nei caffè specialty del paese.

Ogni due anni, in marzo, Buon Ma Thuot ospita il Buon Ma Thuot Coffee Festival, uno degli eventi del settore più importanti in Asia, anche se fuori dal Vietnam quasi nessuno ne ha mai sentito parlare. Attira produttori, buyer internazionali e appassionati da tutto il mondo. Secondo i dati dell’International Coffee Organization, il Vietnam ha esportato negli ultimi anni oltre 1,6 milioni di tonnellate di caffè verde, con Dak Lak come epicentro produttivo.
Gli Ede e le altre minoranze: una storia molto più antica del caffè
Prima che i coloni francesi arrivassero nell’Ottocento e trasformassero la regione in un’enorme piantagione, l’Altopiano era abitato da popolazioni indigene con culture millenarie. Il popolo Ede è il più numeroso della zona, con una tradizione matrilineare abbastanza rara in Asia: sono le donne a ereditare i beni di famiglia, scegliere il marito e mantenere il cognome familiare.
I villaggi tradizionali Ede (chiamati buon, da cui deriva parte del nome della città) sono ancora visitabili. Le nhà dài (le lunghe case su palafitte dove convivono più generazioni della stessa famiglia) sono tra le architetture più caratteristiche di tutta la regione. Alcune sono diventate attrazioni turistiche un po’ troppo ripulite, ma con un po’ di ricerca si trovano ancora villaggi autentici, soprattutto spostandosi fuori dalla città.

La cultura dei Ede si intreccia poi con qualcosa di straordinario: la cultura del gong degli altopiani del Vietnam, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità. Lo spazio culturale del gong comprende le province di Kon Tum, Gia Lai, Dak Lak, Dak Nông e Lam Dong: Buon Ma Thuot è geograficamente e culturalmente al centro di tutto questo. Per chi vuole capire meglio la complessità etnica del paese, la guida ai gruppi etnici del Vietnam offre un quadro d’insieme molto utile.
La storia che pochi sanno: il 10 marzo 1975
C’è anche un capitolo storico che Buon Ma Thuot porta con sé, piuttosto pesante. Il 10 marzo 1975, l’Esercito del Vietnam del Nord lanciò proprio da qui l’offensiva finale che portò, nel giro di poche settimane, alla liberazione di Saigon (oggi Hồ Chí Minh City) e alla riunificazione del paese. La battaglia di Buon Ma Thuot fu rapida e decisiva: la città cadde in meno di due giorni, cogliendo di sorpresa le forze del Vietnam del Sud e i loro alleati americani.
Come si legge nell’articolo sul Giorno della Riunificazione del 30 aprile, la caduta di Buon Ma Thuot fu seguita a stretto giro dalla presa di Huế e Da Nang, determinando di fatto l’esito finale della guerra. Oggi in città esiste un museo dedicato a quegli eventi, il Museo della Vittoria di Buon Ma Thuot, che offre una prospettiva ovviamente orientata, ma che vale la visita per capire come quella guerra viene raccontata e ricordata in Vietnam.
Cosa vedere a Buon Ma Thuot: la città e i dintorni
La città in sé non ha moltissimo da offrire in termini di monumenti, ma i dintorni compensano abbondantemente. Ecco le tappe principali per chi organizza un viaggio a Buon Ma Thuot.
Le cascate Dray Nur e Dray Sap. Sono a circa 30 chilometri dalla città e tra le più spettacolari del paese, soprattutto nella stagione umida (da maggio a ottobre) quando la portata d’acqua è al massimo. Vale la pena combinarle in una stessa giornata, visto che distano pochi chilometri l’una dall’altra.

Il Lago Lak (Hồ Lắk). È il lago naturale più grande dell’Altopiano, a circa 50 chilometri a sud di Buon Ma Thuot. Si può dormire nelle case tradizionali M’Nông sul lago, prendere una barca e, con un po’ di fortuna nelle ore giuste, avvistare qualche elefante sulla riva. È uno dei posti meno turistici e più autentici di tutta la regione. Come si racconta anche nell’articolo sul Vietnam centrale, il Lago Lak è uno dei motivi per spingere nell’entroterra degli altopiani.

Il Parco Nazionale di Yok Don. È il più grande parco nazionale del Vietnam per superficie, a meno di un’ora da Buon Ma Thuot. Un tempo la zona era famosa per la cattura e l’addomesticamento degli elefanti da parte del popolo M’Nông. Oggi gli elefanti sono drasticamente ridotti di numero, ma esistono programmi di conservazione in cui è possibile osservarli nel loro habitat naturale. Senza cavalcarli, però: è una pratica eticamente problematica di cui l’articolo sui tour operator etici per il Vietnam parla in modo dettagliato.

Il mercato di Buon Ma Thuot. È un buon posto per acquistare caffè direttamente alla fonte, a prezzi incomparabilmente più bassi rispetto ai negozi per turisti di Hanoi o Hồ Chí Minh City. Se siete interessati a portare a casa qualcosa di autentico, la guida ai souvenir da comprare in Vietnam ha qualche consiglio utile sulla scelta del caffè di qualità.
Come arrivare a Buon Ma Thuot
Buon Ma Thuot ha un aeroporto (Sân bay Buôn Ma Thuột, codice IATA: BMV) con voli diretti da Hanoi e da Ho Chi Min City, operati da Vietnam Airlines e Vietjet. I voli durano circa un’ora e mezza. In alternativa, si può arrivare in autobus notturno da Ho Chi Minh City in 10-12 ore: meno comodo ma più economico, e in un certo senso più avventuroso.
Chi noleggia una moto (o viaggia in auto) può raggiungere la città attraverso strade che attraversano paesaggi spettacolari. Il percorso da Da Lat a Buon Ma Thuot, circa quattro ore di strada attraverso l’Altopiano Centrale, è uno dei tragitti più belli del Vietnam, con foreste, piantagioni e villaggi etnici che quasi nessun turista straniero fa.
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Quando andare a Buon Ma Thuot
Il periodo migliore per visitare Buon Ma Thuot è la stagione secca, da novembre ad aprile. Da maggio in poi le piogge diventano intense e frequenti: non impossibili da gestire ma da mettere in conto. Il mese di marzo, con il festival del caffè (negli anni in cui si svolge), è probabilmente il momento più vivace. Per un quadro climatico più completo dell’intero Vietnam, la guida mese per mese su quando andare in Vietnam è uno strumento molto utile in fase di pianificazione.
Prepararsi al meglio: guide e libri consigliati
Buon Ma Thuot è ancora poco documentata in italiano, il che rende ancora più utile arrivare preparati. Se state organizzando un viaggio nell’Altopiano Centrale, o più in generale nel paese, troverete una selezione aggiornata di guide turistiche sul Vietnam con le edizioni più recenti delle principali guide cartacee, utili soprattutto per orientarsi in aree meno frequentate dai circuiti turistici standard.
Per chi preferisce un approccio più narrativo e culturale alla destinazione, la sezione libri sul Vietnam raccoglie romanzi, saggi e memorie capaci di restituire una comprensione più profonda del paese. Per prepararsi all’Altopiano Centrale in particolare, il titolo che ci sentiamo di consigliare di più è L’arte di non essere governati: una storia anarchica degli altopiani del sud-est asiatico di James C. Scott: un saggio che racconta le popolazioni delle alture, tra cui quelle del Tây Nguyên, attraverso la lente della resistenza al potere statale. È una lettura che cambia il modo in cui si guarda a questi luoghi.
Vale davvero la pena andare a Buon Ma Thuot?
Dipende da cosa si cerca. Se l’obiettivo è il Vietnam da cartolina (spiagge, lanterne, risaie a terrazza) allora Buon Ma Thuot non è il posto giusto. Ma se si vuole capire qualcosa di più di questo paese, vedere come vive la gente lontano dai circuiti del turismo di massa, bere il caffè dove viene coltivato e leggere un capitolo della storia complessa del Tây Nguyên, allora sì: vale la pena.
E il caffè, va da sé, è eccellente.
Domande frequenti su Buon Ma Thuot
Si pronuncia approssimativamente “buon-ma-tuot”. In vietnamita si scrive Buôn Ma Thuột.
Sì, ma è una destinazione per chi cerca autenticità più che comodità. I servizi turistici sono presenti ma limitati rispetto alle grandi città. L’inglese è parlato nelle strutture principali.
Almeno due o tre giorni per vedere la città e i dintorni principali (cascate Dray Nur, Lago Lak, un villaggio Ede). Con una settimana si può esplorare anche il Parco Nazionale di Yok Don e combinare la visita con Da Lat.
Circa 200 chilometri, percorribili in auto o moto in 3-4 ore. Il tragitto è uno dei più scenografici dell’Altopiano Centrale.

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