Nel 2000, durante una visita ufficiale in Vietnam, l’allora presidente americano Bill Clinton ha citato due versi di un poema vietnamita di duecento anni prima per parlare di futuro e riconciliazione. Quindici anni dopo è stato l’allora vicepresidente Joe Biden a fare lo stesso, ricevendo a Washington il segretario del Partito Comunista vietnamita. Nessuno dei due stava citando un autore americano o un classico occidentale: stavano citando il Truyện Kiều (in italiano conosciuto come La storia di Kieu), il poema scritto da Nguyễn Du agli inizi dell’Ottocento, perché è quello che si fa in Vietnam quando si vuole dire qualcosa in modo elegante. La storia di Kieu è il poema più importante della letteratura vietnamita e non è solo un capolavoro da programma scolastico: è una specie di lingua dentro la lingua, un repertorio di frasi fatte (ma non banali) che i vietnamiti usano per parlare d’amore, di sfortuna, di bellezza e di destino. Capire perché succede questo dice qualcosa di interessante sul rapporto che il Vietnam ha con le sue parole.

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Cos’è La storia di Kieu

Pagina di un'edizione antica del Truyện Kiều scritta in chữ Nôm, l'antica scrittura vietnamita
in foto: Pagina di un’edizione storica del Truyện Kiều scritta in chữ Nôm, l’antica scrittura vietnamita

Il Truyện Kiều (si legge più o meno “ciuiên Kiêu”, letteralmente “la storia di Kiều”) è un poema narrativo di 3.254 versi, scritto da Nguyễn Du nei primi anni del 1800. Il titolo originale era Đoạn trường tân thanh, che si potrebbe tradurre come “Nuovo grido di un cuore a pezzi”: un titolo molto più drammatico di quello con cui è conosciuto oggi. È considerato uno dei maggiori capolavori della letteratura vietnamita di ogni epoca.

È scritto in lục bát, lo schema metrico tradizionale vietnamita che alterna versi di sei e otto sillabe (il nome significa letteralmente “sei-otto”). Si tratta dello stesso usato nei ca dao, i canti popolari della tradizione orale. Per secoli è circolato soprattutto a voce, recitato o intonato (la pratica si chiama ngâm Kiều), prima ancora di diffondersi nelle edizioni a stampa.

La trama non è originale: Nguyễn Du l’ha presa da un romanzo cinese del Seicento, il Jīn Yún Qiáo Zhuàn (金雲翹傳, noto nella tradizione vietnamita come Kim Vân Kiều truyện), scritto da un autore rimasto anonimo noto solo con lo pseudonimo di Qīngxīn Cáirén (青心才人), che nelle fonti vietnamite viene riportato nella sua resa sino-vietnamita come Thanh Tâm Tài Nhân. Ma quello che ne ha fatto è tutta un’altra cosa. La storia di Kiều è generalmente considerato l’apice della letteratura vietnamita: un materiale cinese di partenza piuttosto modesto, trasformato in un’opera capace di competere con i grandi classici mondiali.

Chi era Nguyễn Du, l’autore de La storia di Kieu

Statua di Nguyễn Du, autore del poema Truyện Kiều, a Nghi Xuân in Hà Tĩnh
in foto: Statua di Nguyễn Du, autore del poema Truyện Kiều, a Nghi Xuân in Hà Tĩnh

Nguyễn Du (1765-1820) apparteneva a una famiglia di mandarini e letterati di Tiên Điền, nel distretto di Nghi Xuân, provincia di Hà Tĩnh, nel Vietnam centrale. Come molti uomini di cultura della sua epoca, portava il cognome più diffuso del paese: se vi interessa capire perché quasi un vietnamita su tre si chiama Nguyễn, trovate la spiegazione altrove sul sito; qui basti sapere che, come spieghiamo nel pezzo su come funzionano i nomi vietnamiti, Nguyễn era il cognome di famiglia e Du il nome proprio.

Visse un’epoca di sconvolgimenti: la caduta della dinastia Lê, la rivolta dei Tây Sơn, l’ascesa della nuova dinastia Nguyễn. Restò fedele ai Lê e per un periodo si unì ai tentativi di restaurarli al potere; quando il progetto fallì, si ritirò sulle montagne di Hồng Lĩnh, vicino al suo villaggio natale. Fu solo nel 1802, con l’ascesa al trono del nuovo imperatore Gia Long, che accettò, con una certa riluttanza secondo le fonti, di tornare a servire come funzionario.

Sul momento esatto in cui Nguyễn Du si imbatté nel romanzo cinese che avrebbe usato come base, le fonti vietnamite non sono unanimi: un tempo si riteneva che lo avesse scoperto durante una missione diplomatica a Pechino nel 1813, ma diversi studi più recenti propendono per una composizione anteriore a quel viaggio. Quello che è certo è che Nguyễn Du non vide mai il successo della sua opera: morì nel 1820, prima che il Truyện Kiều diventasse il fenomeno popolare che è oggi.

La trama di Truyện Kiều, in breve (senza troppi spoiler)

Thúy Kiều è una giovane bella e talentuosa: suona il liuto, scrive poesie, ha un futuro luminoso davanti e un legame d’amore appena promesso con Kim Trọng. Poi, come spesso accade nei grandi poemi, arriva la disgrazia: la famiglia viene rovinata da un’accusa ingiusta e Kiều decide di vendersi in matrimonio a uno sconosciuto per pagare il riscatto di suo padre. Da lì comincia un calvario di quindici anni: inganni, un bordello in cui viene costretta a lavorare, un matrimonio con il condottiero Từ Hải che finisce in tragedia dopo alcuni anni, fino a un epilogo in cui Kiều ritrova finalmente la sua famiglia e il suo primo amore, ma da una posizione diversa da quella che aveva sognato da ragazza.

Illustrazione tradizionale di Thúy Kiều, la protagonista del Truyện Kiều, con il liuto sotto la luna piena
in foto: Illustrazione tradizionale di Thúy Kiều, la protagonista del Truyện Kiều, con il liuto sotto la luna piena

È una storia di sventura più che di redenzione facile, ed è anche per questo che funziona ancora: parla di talento contrastato dal destino, di dignità mantenuta nelle circostanze peggiori, di un karma che si scioglie solo dopo aver attraversato il dolore fino in fondo. Il primo verso del poema lo dice già tutto: “Trăm năm trong cõi người ta, / Chữ tài chữ mệnh khéo là ghét nhau” (in cento anni di vita umana, talento e destino sembrano sempre detestarsi a vicenda). È probabilmente uno dei versi che più vietnamiti conoscono a memoria.

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Le frasi del Truyện Kiều che i vietnamiti usano ancora oggi

Qui arriva la parte più interessante, quella che fa la differenza tra il Truyện Kiều e un classico scolastico qualunque: i suoi versi sono entrati nel linguaggio comune e i vietnamiti li usano ancora, spesso senza nemmeno pensare che stanno citando un poema di due secoli fa.

Quando qualcuno è di una bellezza che mette in soggezione, capita ancora di sentire citare “Hoa ghen thua thắm, liễu hờn kém xanh”: “i fiori invidiano il suo rossore, i salici si rattristano per il suo verde”, il modo in cui Nguyễn Du descrive il fascino di Kiều facendo ingelosire persino la natura. Per una bellezza capace di sconvolgere intere nazioni si usa invece “nghiêng nước nghiêng thành”, “far inclinare regni e città”: l’equivalente vietnamita della nostra “bellezza che fa girare la testa”, solo con qualche regno in più di mezzo.

C’è poi un’espressione che si usa quando una persona di valore viene colpita da una disgrazia immeritata: “Chữ tài liền với chữ tai một vần”, “la parola talento fa rima con la parola disgrazia”. In vietnamita la somiglianza fonetica tra tài (talento) e tai (disastro) è reale, e Nguyễn Du ci ha costruito sopra una delle massime più ripetute del paese.

Non manca nemmeno il registro più consolatorio: “Sen tàn cúc lại nở hoa, / Sầu dài ngày ngắn đông đà sang xuân” (appena il loto avvizzisce, fiorisce il crisantemo; il dolore si allunga, i giorni si accorciano, ma l’inverno cede sempre il posto alla primavera) è il distico citato proprio da Bill Clinton nel 2000 per parlare della riconciliazione tra Vietnam e Stati Uniti. Joe Biden, nel 2015, ha invece scelto “Trời còn để có hôm nay, / Tan sương đầu ngõ vén mây giữa trời” (il cielo ci ha concesso questo giorno, la nebbia si dissolve all’imboccatura del vicolo, le nuvole si aprono nel cielo). Quando un politico americano vuole fare bella figura davanti a un’audience vietnamita, insomma, sa già da dove pescare.

Bói Kiều e lẩy Kiều: i giochi linguistici nati dal Truyện Kiều

Un dipinto popolare in stile Đông Hồ che raffigura una scena del Truyện Kiều
in foto: Un dipinto popolare in stile Đông Hồ che raffigura una scena del Truyện Kiều

Il fatto che un’opera letteraria sia entrata così a fondo nella cultura popolare ha generato pratiche che difficilmente si trovano altrove. La più curiosa è il bói Kiều: una sorta di divinazione che consiste nell’aprire il libro a caso, scegliere un verso senza guardare, e interpretarlo come un presagio per il proprio futuro, un po’ come si farebbe con i tarocchi, solo che qui l’oracolo è un poema sull’amore e la sfortuna.

C’è poi il lẩy Kiều, che consiste nel modificare leggermente un verso noto per adattarlo a una situazione personale. Si tratta di una forma di gioco di parole colto che si praticava nelle conversazioni, nelle lettere d’amore, nei duetti canori tra giovani che si corteggiavano scambiandosi versi presi e rimaneggiati dal poema, o lanciandosi a vicenda mezzi versi per vedere chi conoscesse meglio il Truyện Kiều. A questo si aggiungono il vịnh Kiều (comporre versi propri prendendo a pretesto un personaggio o una scena del poema), il bình Kiều (scriverne commenti critici) e il đố Kiều (indovinelli basati sui suoi versi). Anche Hồ Chí Minh, secondo diverse fonti vietnamite, amava citare e adattare versi del Truyện Kiều nei suoi discorsi e nei suoi scritti: un’abitudine che racconta meglio di tante analisi quanto profondamente il poema sia penetrato anche nel linguaggio politico vietnamita, non solo in quello sentimentale.

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Perché il Truyện Kiều è considerato il poema nazionale del Vietnam

Nel 1924, durante una commemorazione per l’anniversario della morte di Nguyễn Du, l’intellettuale Phạm Quỳnh pronunciò una frase che è diventata proverbiale: “Truyện Kiều còn, tiếng ta còn; tiếng ta còn, nước ta còn”, cioè “finché esiste La storia di Kieu esiste la nostra lingua; finché esiste la nostra lingua esiste il nostro paese”. Era l’epoca della colonizzazione francese, in cui la lingua vietnamita era percepita come uno spazio di resistenza culturale, e quella frase legava esplicitamente la sopravvivenza nazionale alla sopravvivenza di un’opera letteraria. La dichiarazione, va detto, scatenò anche un’accesa polemica tra intellettuali dell’epoca: non tutti erano disposti a sacralizzare un poema il cui argomento, in fondo, era la storia di una donna costretta a prostituirsi. Ma la frase ha resistito meglio della polemica, ed è ancora oggi quella che si cita per spiegare il posto che il poema occupa nell’identità vietnamita.

Quel posto è anche istituzionale: nel 2013 l’UNESCO ha deciso di inserire il 250° anniversario della nascita di Nguyễn Du, celebrato in Vietnam nel 2015, tra le ricorrenze culturali di portata mondiale: è stato il terzo vietnamita, dopo Nguyễn Trãi e Hồ Chí Minh, a ricevere questo riconoscimento. Il Truyện Kiều è stato tradotto nel corso dei decenni in oltre venti lingue, tra cui inglese, francese, russo, cinese e, come vedremo, anche italiano.

Come leggere La storia di Kieu

Per chi vuole avvicinarsi al testo senza passare anni a studiare la lingua vietnamita (anche se, va detto, non è poi così difficile come sembra), la strada più semplice resta una traduzione. La versione in inglese più citata nota è quella di Huỳnh Sanh Thông, The Tale of Kiều, pubblicata negli Stati Uniti nel 1987: un’edizione bilingue e annotata, ancora oggi un riferimento per i lettori non vietnamiti. Esistono anche traduzioni più recenti, come quella del 2025 di Nguyễn Bình.

In italiano esiste anche un precedente storico, poco conosciuto: Kim Văn Kiều, tradotto da Jole Tognelli con un’introduzione di Gianni Totti, pubblicato a Roma da Officina Edizioni nel 1968. L’edizione italiana non è più disponibile nelle librerie ma capita di incontrarla nei cataloghi delle biblioteche universitarie o nell’usato, per chi vuole leggere La storia di Kieu direttamente in una delle sue rese italiane. Nel novembre 2025 la casa editrice Obarrao ha scritto di avere in programma la pubblicazione di una nuova edizione italiana de La storia di Kieu ma, al momento, non se ne sa di più.

Se invece l’idea di leggerlo nell’originale vi intriga, è bene sapere che il Truyện Kiều fu scritto in chữ Nôm, l’antica scrittura ideografica adattata dal cinese per trascrivere il vietnamita prima dell’introduzione dell’attuale alfabeto latino: un dettaglio che, da solo, spiega perché anche i vietnamiti di oggi leggano il poema in edizioni moderne trascritte in quốc ngữ, e non nel testo originale. Per farsi un’idea più ampia della cultura da cui nasce un’opera come questa, vale la pena dare un’occhiata anche alla nostra panoramica sulla cultura del Vietnam o alla sezione con tutti i libri sul Vietnam disponibili in italiano.

Resta il fatto, comunque, che leggere il Truyện Kiều in traduzione è un po’ come ascoltare un disco senza la voce originale: si perde la musicalità del lục bát, i giochi di assonanza, il modo in cui ogni verso sembra fatto apposta per essere recitato ad alta voce. Ma è già abbastanza per capire perché, duecento anni dopo, un capo di stato in visita in Vietnam sappia ancora che la cosa più elegante da fare è citare due versi di Kiều.

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