Il Museo dei residuati bellici di Ho Chi Minh City (in vietnamita Bảo tàng Chứng tích Chiến tranh, in inglese War Remnants Museum, e a volte chiamato semplicemente Museo della Guerra) è una delle tappe più intense di un viaggio a Ho Chi Minh City. Non è un museo che si visita per svago: è un museo che si visita per capire, e per questo motivo entra quasi sempre nella lista delle cose da vedere a Ho Chi Minh City di chiunque organizzi un itinerario nel sud del Vietnam.

Si trova nel cuore della città, in quella che fino al 2025 si chiamava Distretto 3 e che oggi fa parte della nuova mappa dei quartieri di Ho Chi Minh City. Qui raccontiamo cosa vedere, come funziona la visita e perché, nonostante il (o forse proprio per via del) suo taglio spesso duro, resta uno dei musei più visitati di tutto il Vietnam.

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Ho Chi Minh City
Questo approfondimento fa parte della nostra guida completa su Ho Chi Minh City. Scopri itinerari, consigli pratici e informazioni utili per organizzare la tua avventura nella più grande metropoli vietnamita.

Cos’è il Museo dei residuati bellici di Ho Chi Minh City

Il Museo dei residuati bellici di Ho Chi Minh City è un museo statale dedicato alla guerra d’Indocina contro i francesi, la Chiến tranh Đông Dương (1946-1954), e alla guerra del Vietnam contro gli Stati Uniti (1955-1975), quella che i vietnamiti chiamano kháng chiến chống Mỹ, “resistenza contro l’America”. Attraverso fotografie, documenti, armamenti e installazioni, il museo racconta il conflitto dal punto di vista vietnamita: le vittime civili, i bombardamenti, gli effetti dell’agente arancio, le prigioni per i detenuti politici.

Non è un museo neutrale, e non pretende di esserlo. È gestito dal governo vietnamita e la sua prospettiva è dichiaratamente quella di chi la guerra l’ha subita. Proprio per questo alcuni visitatori occidentali lo trovano squilibrato nel racconto; altri lo considerano un contrappeso necessario rispetto alla narrazione che la guerra del Vietnam ha avuto per decenni in Europa e negli Stati Uniti. Con circa mezzo milione di visitatori l’anno, è oggi uno dei musei più frequentati del Paese ed è membro dell’International Council of Museums (ICOM) e dell’International Network of Museums for Peace.

La storia del Museo dei residuati bellici di Ho Chi Minh City, dai “crimini americani” alla pace

Ho Chi Minh City cosa vedere: il Museo dei residuati bellici e i suoi cimeli sulla guerra

Il museo aprì il 4 settembre 1975, appena cinque mesi dopo la liberazione di Saigon, in quello che era stato un edificio dell’agenzia americana per l’informazione (la United States Information Agency). Il nome originale non lasciava spazio a interpretazioni: si chiamava “Casa espositiva dei crimini americani e dei fantocci” (in vietnamita Nhà trưng bày tội ác Mỹ-ngụy).

Con la normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Vietnam e Stati Uniti, negli anni Novanta, il nome cambiò più volte. Il 10 novembre 1990 diventò “Casa espositiva dei crimini di guerra e aggressione” (Nhà trưng bày tội ác chiến tranh xâm lược), eliminando ogni riferimento esplicito agli Stati Uniti. Il 4 luglio 1995, una settimana prima che il presidente americano Bill Clinton annunciasse la normalizzazione delle relazioni diplomatiche con il Vietnam, il museo prese il nome attuale: Bảo tàng Chứng tích Chiến tranh, Museo dei residuati bellici. Un cambio di nome che riflette bene il percorso del Paese: da un racconto della guerra costruito sul nemico a un racconto costruito sulla memoria e, almeno nelle intenzioni dichiarate, sulla pace tra i popoli.

Cosa vedere al Museo dei residuati bellici di Ho Chi Minh City

Il percorso si sviluppa su tre piani più un ampio cortile esterno, per un totale di otto sezioni tematiche permanenti. Non serve una guida per orientarsi: i pannelli sono in vietnamita e in inglese, e le immagini, spesso, parlano da sole.

Il cortile con i mezzi militari

Cortile del Museo dei residuati bellici di Ho Chi Minh City con carri armati e aerei americani

È la prima cosa che si vede entrando, ed è anche la parte più “fotografabile” del museo: caccia, elicotteri Chinook, un carro armato M48 Patton, obici e bombe (disinnescate) di vario calibro, tutti mezzi americani catturati durante la guerra. È anche la sezione più adatta a un pubblico giovane: qui i bambini possono avvicinarsi ai mezzi senza essere esposti alle immagini più forti che si trovano nelle sale interne.

La sala dedicata all’agente arancio

agente arancio al museo dei residuati bellici di ho chi minh city in vietnam

Una delle sezioni più toccanti è interamente dedicata all’agente arancio (in inglese Agent Orange, in vietnamita chất độc da cam), il defoliante a base di diossina sparso dagli Stati Uniti su ampie zone del Vietnam meridionale durante l’operazione Ranch Hand. Fotografie e testimonianze documentano le malformazioni genetiche che si tramandano ancora oggi, a più di cinquant’anni dalla fine della guerra, tra i discendenti delle persone esposte alla sostanza.

Le gabbie tigre e la prigione di Con Dao

gabbie tigre del museo dei residuati bellici di ho chi minh city in vietnam

Un’altra sala ricostruisce le famigerate “gabbie tigre” (in vietnamita chuồng cọp), le celle strette usate nella prigione dell’isola di Con Dao (Nhà tù Côn Đảo) per rinchiudere i detenuti politici, prima sotto il regime coloniale francese e poi sotto quello sudvietnamita. Le gabbie divennero note al mondo nel 1970, quando una delegazione del Congresso americano ne fece scattare le prime fotografie, pubblicate dalla rivista Life.

La ghigliottina

la ghigliottina esposta al museo dei residuati bellici ho chi minh city vietnam

Nella stessa area si trova una ghigliottina, uno degli oggetti che più impressionano i visitatori per la sua concretezza fisica. Fu introdotta dall’amministrazione coloniale francese per le esecuzioni capitali e continuò a essere usata anche dal governo sudvietnamita fino al 1960.

Requiem, la sala dei fotografi caduti in guerra

La sezione più citata dai visitatori, e forse la più universale nel suo messaggio, è quella dedicata ai fotoreporter caduti in guerra: oltre 130 fotografi di undici nazionalità diverse, morti mentre documentavano il conflitto in Vietnam, Laos e Cambogia. Le loro ultime immagini, alcune scattate pochi istanti prima della morte, compongono una delle raccolte fotografiche di guerra più note al mondo, ispirata al progetto Requiem curato dai fotografi Horst Faas e Tim Page.

Il piano terra: il sostegno internazionale alla resistenza vietnamita

Meno conosciuta ma non meno interessante è la sezione al piano terra, dedicata al movimento internazionale di solidarietà con il Vietnam durante la guerra: oltre cento fotografie e centinaia di documenti su manifestazioni, conferenze e proteste organizzate in decine di Paesi, dagli Stati Uniti all’Europa, contro l’intervento americano. In questa stessa area sono esposti anche oggetti donati da ex soldati statunitensi.

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Orari, biglietti e come arrivare al Museo dei residuati bellici di Ho Chi Minh City

Il museo si trova al 28 di Vo Van Tan Street, a pochi minuti a piedi dal Palazzo dell’Indipendenza (in vietnamita Dinh Độc Lập) e dall’Ufficio Postale Centrale di Saigon, nel cuore del centro storico coloniale della città.

  • Orari: tutti i giorni dalle 7:30 alle 17:30, festivi compresi (gli orari possono variare in occasione del Tết, il capodanno vietnamita, quindi conviene sempre controllare in anticipo).
  • Biglietto: circa 40.000 dong per gli adulti, 20.000 dong per i bambini dai 6 ai 15 anni; sotto i 6 anni l’ingresso è gratuito.
  • Tempo di visita consigliato: da un’ora a un’ora e mezza, di più per chi vuole leggere con calma i pannelli informativi.
  • Come arrivare: in taxi o con Grab (l’app di ride-hailing più usata in Vietnam) è la soluzione più comoda; in alternativa, dalla zona di Ben Thanh e dintorni il museo è raggiungibile anche a piedi o con la nuova metropolitana di Ho Chi Minh City, scendendo alla stazione più vicina al centro storico e proseguendo a piedi.

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Come prepararsi alla visita: guide e libri sulla guerra del Vietnam

Il Museo dei residuati bellici si visita bene anche senza sapere nulla in anticipo: le didascalie sono chiare e le immagini, come dicevamo, parlano da sole. Ma è anche vero che arrivarci con qualche lettura alle spalle cambia parecchio l’esperienza. Capire prima cos’è stata la guerra d’Indocina, cosa rappresentava l’agente arancio, aiuta a leggere le sale del museo come un racconto coerente e non come una sequenza di immagini scioccanti prese una per una. Per l’organizzazione pratica del viaggio, che è un discorso diverso ma altrettanto utile, la nostra selezione di guide turistiche cartacee sul Vietnam resta comunque il punto di partenza più comodo, soprattutto per chi preferisce arrivare con qualcosa di già sottolineato in valigia invece di doversi fidare solo dello smartphone.

Sul fronte dei libri, invece, ci sono tre titoli che consigliamo quasi sempre a chi si prepara a visitare questo museo, perché raccontano la stessa storia da tre angolazioni diverse. Il Simpatizzante di Viet Thanh Nguyen è un romanzo che si apre proprio nella Saigon degli ultimi giorni prima della liberazione della città, raccontata dal punto di vista di una spia doppiogiochista: è probabilmente il modo più efficace per entrare nel clima di sospetto e ambiguità morale di quegli anni, prima ancora di mettere piede nelle sale del museo. Il dolore della guerra di Bao Ninh, scritto da un ex soldato nordvietnamita, guarda invece il conflitto dall’altra parte della trincea rispetto a quella più raccontata in Occidente, ed è probabilmente il romanzo che più si avvicina, in termini di tono, a quello che si respira dentro il museo.

Per chi preferisce il reportage, Pelle di leopardo di Tiziano Terzani resta un classico: pagine scritte da un giornalista che ha vissuto la guerra da vicino, sul campo, negli stessi anni e più o meno negli stessi luoghi che oggi si ripercorrono al museo. Questi tre titoli, insieme a molti altri, sono nella nostra raccolta di narrativa sulla guerra del Vietnam; per chi cerca invece testi più storici e documentari, la nostra selezione di saggistica sulla guerra del Vietnam offre altri spunti.

Il Museo dei residuati bellici è adatto ai bambini?

Dipende da cosa si intende per “adatto”. Il cortile con i mezzi militari piace quasi sempre ai bambini, che possono toccare e osservare da vicino aerei e carri armati. Le sale interne, però, contengono immagini crude: corpi, malformazioni, scene di violenza. Molte guide locali consigliano di valutare caso per caso, in base all’età e alla sensibilità dei più piccoli, e di essere pronti a saltare alcune sezioni o a fornire un minimo di contesto storico prima della visita.

Chi vuole approfondire prima di affrontare un luogo come questo può leggere anche la storia dei tunnel di Cu Chi, un’altra tappa fondamentale per capire la guerra del Vietnam dal punto di vista vietnamita, e la ricostruzione di cosa accadde il 30 aprile 1975, il giorno della riunificazione, quando i carri armati nordvietnamiti sfondarono i cancelli del Palazzo dell’Indipendenza mettendo fine alla guerra. Per chi organizza un itinerario più ampio, molte delle tappe storiche di Saigon si trovano a distanza di pochi isolati l’una dall’altra, e possono essere visitate nella stessa mattinata camminando, come raccontiamo nella nostra guida su cosa vedere a Ho Chi Minh City.

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