Il 17 febbraio 2026 il Vietnam entrerà nell’Anno del Cavallo secondo il calendario lunare, una ricorrenza che si ripete ogni dodici anni e che porta con sé un complesso simbolismo culturale. A differenza di altri animali dello zodiaco vietnamita, come il drago o la tigre, nella storia del Vietnam il cavallo ha avuto un ruolo più sfaccettato e meno uniforme: da mezzo di trasporto indispensabile nelle montagne del nord a simbolo di nobiltà nelle tombe imperiali, da protagonista di antichi festival a presenza sempre più rara nella vita quotidiana contemporanea.

Per comprendere il significato del cavallo nella cultura vietnamita è necessario guardare oltre lo zodiaco e addentrarsi in una storia che intreccia geografia, etnia e stratificazione sociale.
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Il cavallo Hmong: una razza autoctona del Vietnam
Nel Vietnam tradizionale, i cavalli non erano animali comuni. Le pianure del delta del Fiume Rosso e del Mekong, dove si è sviluppata la maggioranza della popolazione vietnamita di etnia Kinh, erano dominate dal bufalo d’acqua, animale fondamentale per la coltivazione del riso. Il cavallo era invece l’animale delle montagne, delle minoranze etniche, dei territori di confine. Era, per molti versi, un animale “altro” rispetto al cuore dell’identità vietnamita.

Esiste in Vietnam una razza autoctona di cavalli, il Ngựa nội, chiamato anche “cavallo Hmong” dal nome della minoranza etnica che più di tutte lo ha utilizzato. Si tratta di pony di piccole dimensioni – raramente superano il metro e dieci di altezza – ma eccezionalmente resistenti, capaci di percorrere decine di chilometri al giorno trasportando carichi pesanti su terreni montani impervi. La loro origine è probabilmente legata alle migrazioni dalla Cina meridionale nel corso del XIII secolo, dopo le conquiste mongole.

Per i popoli Hmong, Tay e le altre minoranze delle province settentrionali del Vietnam come Ha Giang, Lao Cai e Lai Chau, il cavallo non era solo un mezzo di trasporto ma un compagno di vita. In un territorio dove fino a pochi decenni fa le strade erano quasi inesistenti, questi animali rappresentavano spesso l’unica possibilità di movimento e di comunicazione tra villaggi isolati. Non è un caso che il legame tra le comunità montane e i loro cavalli sia celebrato ancora oggi nel Festival tradizionale delle corse di cavalli di Bac Ha, evento annuale che si tiene ogni giugno.
Il festival delle corse di cavalli di Bac Ha

Le corse di cavalli di Bac Ha sono qualcosa di più di una semplice competizione sportiva. Sono un momento di aggregazione sociale per comunità disperse su un vasto territorio montano, un’occasione di commercio, di festa e, tradizionalmente, di corteggiamento. I giovani cavalieri Hmong corrono senza sella su un tracciato di circa mille metri, in una dimostrazione di abilità equestre tramandata oralmente di padre in figlio.
Il festival è sopravvissuto alle guerre del Novecento, ai cambiamenti politici, all’arrivo della modernizzazione. Ma oggi sta cambiando natura: da evento comunitario sta diventando progressivamente un’attrazione turistica. Il numero di visitatori stranieri cresce ogni anno, così come l’attenzione dei media vietnamiti. È un processo inevitabile, forse, ma che solleva interrogativi su quanto a lungo queste tradizioni possano mantenere il loro significato originario una volta trasformate in spettacolo per il pubblico esterno.
Il cavallo dei nobili e degli imperatori del Vietnam

Se nelle montagne del Vietnam il cavallo era uno strumento di sopravvivenza quotidiana, nelle pianure e nelle città era un simbolo di potere. Nel Vietnam meridionale, dove i cavalli erano rari, possederne uno era segno di ricchezza e status sociale. Nelle tombe degli imperatori vietnamiti si trovano statue di generali a cavallo, posti lì come guardiani del riposo eterno del sovrano. Il cavallo rappresentava il potere militare, la capacità di muoversi rapidamente, di controllare il territorio.
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Il cavallo nella mitologia e nell’arte del Vietnam

Anche nell’arte e nell’architettura del Vietnam il cavallo appare spesso in forma ibrida, mescolato con elementi del drago per formare il longma, il “cavallo-drago”, creatura mitologica che combina la forza terrena del cavallo con il potere celeste del drago. Queste rappresentazioni decorano templi e palazzi, in particolare a Huế, l’antica capitale imperiale, dove la tradizione artistica ha sempre riservato al cavallo un posto particolare.

Il longma è strettamente legato al kỳ lân (unicorno vietnamita), una delle quattro creature sacre del Vietnam insieme al drago, alla fenice e alla tartaruga. Nella descrizione tradizionale, il kỳ lân è spesso descritto come avente il corpo di un cavallo, squame di pesce e la testa di un leone.
Nel Tuồng Huế (opera tradizionale della regione centrale), i cavalli vengono evocati attraverso movimenti stilizzati degli attori, che imitano l’azione di cavalcare o controllare l’animale con gesti derivati dalle arti marziali vietnamite. Non servono cavalli veri sul palco: bastano pochi movimenti codificati perché il pubblico riconosca immediatamente la presenza dell’animale nella scena.
Il cavallo come guardiano delle tombe imperiali
Nel Vietnam storico, il cavallo era considerato un animale di status elitario, specialmente nel sud del paese dove era relativamente raro. Il suo ruolo simbolico era così importante che statue di generali a cavallo venivano poste come guardiani nei siti di sepoltura degli imperatori vietnamiti. Queste sculture rappresentavano non solo il potere militare ma anche il prestigio e la nobiltà del sovrano defunto.
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Il cavallo nello zodiaco vietnamita
Nello zodiaco vietnamita il cavallo occupa la settima posizione, tra il serpente e la capra. Come tutti gli animali zodiacali, anche il cavallo è associato a specifici tratti caratteriali: energia, indipendenza, ambizione, socievolezza. Le persone nate negli anni del cavallo sono considerate ottimiste e carismatiche, ma anche testarde e poco inclini ad ascoltare i consigli altrui.
Gli anni del Cavallo più recenti sono stati il 1954, 1966, 1978, 1990, 2002 e il 2014: se tra questi c’è il tuo anno di nascita, significa che il tuo segno zodiacale vietnamita è proprio quello del Cavallo. L’Anno del Cavallo durerà dal 17 febbraio 2026 al 5 febbraio 2027. Secondo lo zodiaco vietnamita, le ore propizie per il cavallo sono dalle undici del mattino all’una del pomeriggio.
È interessante notare come molte di queste caratteristiche riflettano la natura stessa dell’animale: il cavallo è difficile da addomesticare completamente, mantiene sempre una certa selvatichezza, un desiderio di movimento e di libertà. Nella cultura popolare vietnamita esiste l’espressione “Ngựa Thượng Tứ”, usata a Huế per descrivere una donna troppo fiera e incontrollabile, quasi selvaggia come un cavallo non domato. È considerato un insulto grave in una società che tradizionalmente valorizzava la grazia e la compostezza femminile.
Secondo l’astrologia vietnamita, il cavallo si trova in armonia con la tigre e il cane, ma in conflitto con il topo e il gatto. Molte famiglie consultano ancora oggi questi criteri di compatibilità zodiacale prima di matrimoni o partnership importanti, anche se tra i giovani questa pratica è sempre meno diffusa.
Il cavallo in Vietnam come simbolo di successo e prosperità
Nella tradizione vietnamita, il cavallo è visto come un portatore di fortuna e prosperità. I commercianti vietnamiti scelgono spesso decorazioni a forma di cavallo per i loro uffici o case, credendo che questo animale possa portare non solo ricchezza e sviluppo, ma anche successo negli affari. Si crede inoltre che i cavalli possano allontanare malattie e declino.
C’è un detto in vietnamita che esprime questo concetto: quando un cavallo arriva, porta con sé il successo. Questa associazione tra cavallo e vittoria rapida è profondamente radicata nella cultura popolare, tanto che durante l’Anno del Cavallo molte famiglie decorano le loro case con immagini e rappresentazioni di questo animale per attrarre fortuna.
Quello che resta

Oggi i cavalli Ngua Noi sono sempre più rari nelle montagne del Vietnam settentrionale. Le strade asfaltate hanno raggiunto anche i villaggi più remoti, e le motociclette hanno sostituito gli animali come principale mezzo di trasporto. Le popolazioni selvagge di cavalli, che erano aumentate durante i conflitti del Novecento quando molti animali domestici erano fuggiti o stati liberati, sono tornate a diminuire nell’era della pace e dello sviluppo economico.

Resta però una crescente domanda turistica: sempre più visitatori, vietnamiti e stranieri, vogliono sperimentare le tradizioni equestri delle minoranze etniche, fare trekking a cavallo nelle montagne del nord, assistere alle corse di Bac Ha. È una forma di conservazione indiretta, guidata dal mercato più che da politiche culturali specifiche. Non è chiaro se sia sufficiente per preservare il legame antico tra questi animali e le comunità che li hanno allevati per secoli.
Nel frattempo, l’Anno del Cavallo del 2026 viene celebrato in tutto il Vietnam con le decorazioni tradizionali. Poi l’Anno del Cavallo finirà, e bisognerà aspettare altri dodici anni perché questo animale torni al centro dell’attenzione collettiva. Ma la sua presenza nella memoria culturale vietnamita, costruita attraverso secoli di convivenza difficile tra montagne e pianure, tra minoranze e maggioranza, tra tradizione e modernità, non scomparirà. Resterà lì, pronta a riemergere ogni volta che qualcuno chiederà quale sia il significato profondo di questo animale nella storia del paese.

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