Sei all’aeroporto di Ho Chi Minh City, appena atterrato. Guardi i cartelli e ti accorgi di una cosa strana: riesci a leggere. Non a capire, certo. Ma le parole sono scritte in quốc ngữ, l’alfabeto latino del vietnamita, e le lettere sono quelle stesse che usi ogni giorno. Ci sono accenti e segni che non hai mai visto, ma l’impianto è familiare. Provi a pronunciare qualcosa sottovoce. Esce fuori storpiato, ma esce.

Questo non è un caso. È il risultato di una storia di quattro secoli che attraversa missionari gesuiti, dizionari stampati a Roma, colonialismo francese e infine una scelta politica presa nel 1945 che ha cambiato per sempre il modo in cui il Vietnam legge e scrive. Vale la pena raccontarla per intero.

Impara il vietnamita
Xin chào! Questo articolo fa parte della nostra più ampia sezione dedicata alla lingua vietnamita, dove puoi trovare una panoramica completa su pronuncia, grammatica e cultura linguistica del Vietnam.

Prima del quốc ngữ: la scrittura dei caratteri

Per capire cosa ha significato il quốc ngữ bisogna capire da dove è venuto, e cioè cosa c’era prima.

Per oltre mille anni il Vietnam ha scritto in due sistemi paralleli. Il primo erano i chữ Hán: i caratteri cinesi, usati per i documenti ufficiali, la letteratura colta, l’amministrazione imperiale. Il Vietnam era rimasto sotto dominio cinese per quasi un millennio (dal 111 a.C. al 938 d.C.) e quell’influenza culturale non era scomparsa con l’indipendenza politica.

Il secondo sistema era il chữ Nôm, letteralmente “scrittura del sud” o “scrittura vernacolare”. Era un sistema ideografico sviluppato dai vietnamiti stessi, adattando e combinando caratteri cinesi per rappresentare i suoni e i significati della lingua vietnamita. Era molto più vicino alla lingua parlata, ed è in chữ Nôm che è stata scritta la letteratura classica vietnamita incluso il Truyện Kiều, il poema epico di Nguyễn Du che ancora oggi ogni vietnamita conosce a memoria.

Il problema di entrambi i sistemi era lo stesso: la complessità. Imparare a leggere e scrivere richiedeva anni di studio intensivo. Era un’abilità riservata all’élite: funzionari, monaci, letterati. La maggioranza della popolazione era analfabeta non perché fosse poco intelligente, ma perché il sistema di scrittura era oggettivamente inaccessibile.

È in questo contesto che arrivano i missionari europei.

Il Seicento e i missionari gesuiti: le prime trascrizioni

I primi europei ad arrivare sistematicamente in Vietnam sono i missionari portoghesi, all’inizio del XVII secolo. L’obiettivo è evangelizzare e, per farlo, devono imparare la lingua. Devono capire i sermoni, tradurre i testi sacri, comunicare con la gente comune.

I caratteri cinesi non li servono a niente. Hanno bisogno di un sistema che rappresenti i suoni del vietnamita in una forma che loro, e i convertiti locali, possano imparare velocemente.

Nasce così, quasi per necessità pratica, il progetto di romanizzare il vietnamita.

Il primo a sviluppare un sistema organico è Francisco de Pina, un missionario portoghese arrivato in Vietnam intorno al 1617. De Pina è il primo europeo documentato a padroneggiare il vietnamita parlato, e inizia a elaborare una trascrizione latina. Muore nel 1625, prima di aver completato il lavoro. Ma quello che ha cominciato non va perduto.

I suoi colleghi e successori, tra cui Gaspar do Amaral e António Barbosa, continuano a lavorare sulla romanizzazione, raccogliendo vocabolari e affinando il sistema di resa fonetica. I materiali circolano tra le missioni. Il cantiere è aperto.

Cronologia — dal chữ Nôm al quốc ngữ moderno

X – XIX secolo d.C.

Chữ Nôm — la scrittura dell’élite

I caratteri adattati dal cinese sono il sistema di scrittura principale. Usati per la letteratura classica e i documenti ufficiali imperiali, ma inaccessibili alla maggioranza della popolazione.

~1617

Francisco de Pina: le prime trascrizioni latine

Il missionario portoghese è il primo europeo a padroneggiare il vietnamita e a sviluppare un sistema di trascrizione latina sistematico. Muore nel 1625 prima di completarlo.

1624 – 1645

Do Amaral, Barbosa, de Rhodes: il sistema si consolida

Più missionari gesuiti lavorano in parallelo, raccogliendo vocabolari e affinando la romanizzazione. Alexandre de Rhodes arriva nel 1624 e sintetizza il lavoro collettivo.

1651 — data fondativa

Dictionarium Annamiticum Lusitanum et Latinum

De Rhodes pubblica a Roma il primo dizionario vietnamita-portoghese-latino con il sistema romanizzato. I sei diacritici di tono compaiono già in questa forma — e sono sostanzialmente gli stessi usati oggi.

1865

Il primo giornale in quốc ngữ: Gia Định Báo

L’amministrazione coloniale francese lancia il primo giornale in scrittura romanizzata. È l’inizio della diffusione del quốc ngữ al di fuori delle comunità cristiane.

1910–1920

Il quốc ngữ diventa obbligatorio nelle scuole

La Francia rende l’insegnamento del quốc ngữ obbligatorio in Cocincina. I caratteri cinesi e il chữ Nôm escono progressivamente dall’istruzione formale.

1945 — data fondativa moderna

Il quốc ngữ diventa la scrittura ufficiale del Vietnam indipendente

Hồ Chí Minh e il Việt Minh confermano il quốc ngữ come scrittura nazionale. Inizia una massiva campagna di alfabetizzazione. Il tasso di alfabetizzazione passa in pochi decenni dal 20% al 95%.

Alexandre de Rhodes e il dizionario del quốc ngữ (1651)

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Il nome che la storia ha consegnato alla posterità è quello di Alexandre de Rhodes anche se, come spesso succede con le figure storiche, il suo contributo è stato nel tempo mitizzato più di quanto non meriti.

De Rhodes è un gesuita francese, nato ad Avignone nel 1591. Arriva in Vietnam nel 1624, lavora come missionario per anni (con alcune espulsioni e ritorni forzati), e durante quel periodo studia il vietnamita, predica, converte. Quando torna in Europa porta con sé i materiali raccolti da tutti i missionari che lo hanno preceduto, inclusi i lavori di De Pina, do Amaral e Barbosa, e li perfeziona.

Nel 1651 pubblica a Roma, presso la Propaganda Fide, il Dictionarium Annamiticum Lusitanum et Latinum: il primo dizionario vietnamita-portoghese-latino mai stampato. È il testo fondativo. Non perché abbia inventato il sistema da zero (che non è vero) ma perché è il primo a codificarlo in forma stampata e distribuibile, fissandolo in una versione di riferimento.

Il dizionario di De Rhodes usa già i sei diacritici di tono che il quốc ngữ moderno usa ancora oggi. Il sistema è straordinariamente stabile: quello che De Rhodes pubblica nel 1651 è, nelle linee essenziali, quello che si legge su qualunque cartello in Vietnam nel 2025.

Profilo — chi era Alexandre de Rhodes

Nato 1591, Avignone (Francia)
Morto 1660, Isfahan (Persia)
Ordine Compagnia di Gesù (Gesuiti)
In Vietnam 1624 – 1645 (con interruzioni)
Opera chiave Dictionarium Annamiticum
Lusitanum et Latinum

De Rhodes impara il vietnamita dai missionari già presenti — in particolare da Francisco de Pina — e lavora come predicatore e mediatore culturale per oltre vent’anni. Viene espulso più volte dalle autorità locali per attività missionaria.

Torna in Europa e pubblica il dizionario nel 1651, compilando e organizzando il lavoro collettivo di almeno tre generazioni di missionari. Il suo nome è rimasto legato al quốc ngữ, ma il sistema era già largamente in uso prima della sua pubblicazione.

Nota storica: il nome di De Rhodes è spesso l’unico citato nelle fonti divulgative, ma i lavori precedenti di Gaspar do Amaral e António Barbosa (che De Rhodes stesso cita nell’introduzione al dizionario) erano altrettanto fondamentali. Il merito del quốc ngữ è collettivo.

Vale però fare una precisazione storica che i manuali spesso saltano: De Rhodes non era il solo artefice. Il merito del sistema è collettivo: è il prodotto di decenni di lavoro missionario condiviso. De Rhodes ha avuto la fortuna (e la capacità) di arrivare alla pubblicazione. La storia gli ha dato il nome, ma il progetto apparteneva a un’intera rete di studiosi.

Il colonialismo francese e la diffusione obbligata del quốc ngữ

Per due secoli dopo la pubblicazione del dizionario di De Rhodes, il quốc ngữ rimane sostanzialmente un sistema missionario. Utile per l’evangelizzazione, circolante nei conventi e nelle comunità cristiane, ma del tutto marginale rispetto alla scrittura ufficiale dell’impero vietnamita, che continua a usare i caratteri cinesi.

La svolta arriva con la conquista francese.

Dal 1858 la Francia inizia l’occupazione militare del Vietnam, e nel 1887 viene formalmente istituita l’Indocina francese. I colonizzatori hanno un problema: i caratteri cinesi sono opachi per loro, e permettono alla classe colta vietnamita di comunicare in modo sostanzialmente illeggibile agli europei. Il quốc ngữ, al contrario, è un sistema romanizzato: familiare, trasparente, controllabile.

La politica coloniale promuove attivamente l’adozione del quốc ngữ. Nel 1865 viene fondato il primo giornale in quốc ngữ: il Gia Định Báo. Progressivamente, soprattutto tra il 1910 e il 1920, l’amministrazione francese rende obbligatorio l’insegnamento del quốc ngữ nelle scuole del Cocincina (il sud del Vietnam), a scapito dei caratteri cinesi e del chữ Nôm.

Qui la storia si complica in modo interessante. Il quốc ngữ era uno strumento coloniale: era stato scelto e promosso dai francesi anche per indebolire i legami culturali con la Cina e isolare la classe colta tradizionale. Eppure molti intellettuali vietnamiti lo abbracciano.

Il paradosso è che il quốc ngữ, imposto dall’esterno come strumento di controllo, diventa anche uno strumento di democratizzazione della cultura. Imparare a leggere e scrivere in quốc ngữ richiede settimane, non anni. Intere generazioni di vietnamiti che non avrebbero mai potuto accedere al chữ Nôm iniziano ad alfabetizzarsi. La stampa in quốc ngữ si diffonde. I giornali raggiungono nuovi lettori. Le idee circolano.

I tre sistemi di scrittura del Vietnam a confronto
Caratteristica Chữ Hán
(caratteri cinesi)
Chữ Nôm
(scrittura vernacolare)
Quốc ngữ
(scrittura nazionale)
Base Caratteri ideografici cinesi Caratteri cinesi adattati per i suoni vietnamiti Alfabeto latino con diacritici
Periodo d’uso Fino al XX secolo (uffici imperiali) X – inizio XX secolo 1651 → oggi
Chi lo usava Funzionari imperiali, classe colta Letterati, monaci, corte Tutta la popolazione (progressivamente)
Difficoltà di apprendimento Molto alta Alta Bassa
Rappresenta i toni? No (i toni si imparano a memoria) Parzialmente Sì — 6 diacritici dedicati
Stato attuale Non più in uso corrente Solo in contesti storici e artistici Sistema ufficiale della Repubblica Socialista del Vietnam

Tra i più convinti promotori del quốc ngữ c’è Nguyễn Văn Vĩnh, giornalista e traduttore, che all’inizio del Novecento vede nel sistema romanizzato non una resa al colonialismo ma un’opportunità per modernizzare e diffondere la cultura vietnamita. Traduce in quốc ngữ le favole di La Fontaine e i romanzi di Jules Verne e le fa arrivare a un pubblico che non avrebbe mai potuto leggere nulla in chữ Nôm.

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L’indipendenza e la scelta di restare latini

Con la fine della Seconda guerra mondiale e la proclamazione dell’indipendenza, il Vietnam si trova davanti a una scelta. Il sistema di scrittura che usa, il quốc ngữ, era stato imposto e poi promosso dai colonizzatori. Si poteva tornare al chữ Nôm? Si poteva sviluppare un sistema completamente nuovo?

Hồ Chí Minh e il Việt Minh scelgono di non cambiare.

Il 2 settembre 1945, con la proclamazione della Repubblica Democratica del Vietnam, il quốc ngữ viene confermato come scrittura ufficiale della nazione. La scelta è pragmatica: il tasso di alfabetizzazione nel paese è bassissimo e il quốc ngữ è il sistema più veloce da insegnare. Una campagna di alfabetizzazione massiva viene lanciata immediatamente dopo l’indipendenza: in pochi anni milioni di vietnamiti imparano a leggere e scrivere.

Il chữ Nôm non sparisce del tutto (resta presente nella letteratura classica, nei templi, nelle iscrizioni storiche) ma cessa di essere un sistema vivo. Oggi pochissimi specialisti sono in grado di leggerlo.

La scelta del 1945 ha avuto conseguenze profonde. Il Vietnam è oggi uno dei paesi del Sud-est asiatico con il tasso di alfabetizzazione più alto. Parte di quel risultato è dovuta proprio alla semplicità relativa del quốc ngữ rispetto ai sistemi che lo hanno preceduto.

Cosa significa per chi vuole imparare il vietnamita oggi

Questa storia non è solo un esercizio di storia culturale. Ha conseguenze pratiche molto concrete per chi vuole studiare il vietnamita.

Il primo dato importante è questo: il quốc ngữ è fonologicamente coerente. A differenza dell’inglese, dove la stessa lettera può avere pronunce diverse, il vietnamita scritto in quốc ngữ segue regole abbastanza stabili. Una volta imparate le corrispondenze tra grafia e suono, e una volta capito come funzionano i diacritici di tono, si è in grado di leggere qualsiasi parola e avere un’idea ragionevole di come suona.

Il secondo dato è che il sistema è stato progettato (da missionari europei, nel Seicento) proprio per essere comprensibile a chi legge il latino. Non è una coincidenza che molte consonanti vietnamite abbiano valori simili a quelli italiani. Ci sono differenze importanti, naturalmente: la c che suona come una g, la x che suona come una s, le vocali modificate come ơ e ư che non esistono in italiano. Ma il punto di partenza è più vicino di quanto sembri.

Il terzo dato, il più pratico, è che investire qualche ora nell’imparare il sistema fonetico prima di partire per il Vietnam produce ritorni enormi. Non solo perché si riesce a leggere i cartelli: ma perché si capisce la struttura della lingua, e quella struttura diventa la base per memorizzare parole e frasi molto più facilmente.

Se stai pensando di iniziare a studiare il vietnamita, il punto di partenza migliore è un manuale pensato per chi parte da zero. Vietnamese Vibes e Corso di lingua vietnamita sono quelli che raccomandiamo per un approccio pratico.

Capire la storia del quốc ngữ, nel frattempo, non è mai tempo sprecato. Ogni volta che leggi una parola vietnamita sai che stai usando un sistema che ha attraversato quattro secoli di storia, due sistemi coloniali, una guerra e una scelta politica consapevole. Quella parola porta tutto questo con sé.

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Domande frequenti sul quốc ngữ e la scrittura vietnamita

Cosa significa quốc ngữ? +

Quốc ngữ significa letteralmente “scrittura nazionale” o “lingua nazionale” in vietnamita. Il termine quốc (국) significa “nazione” e ngữ (語) significa “lingua” o “scrittura” — entrambe le parole hanno origine cinese, confermando quanto profonda sia l’influenza del cinese sul vietnamita. Oggi il termine indica specificamente il sistema di scrittura romanizzato (con alfabeto latino e diacritici) adottato ufficialmente dal Vietnam nel 1945.

Ha inventato il quốc ngữ davvero Alexandre de Rhodes? +

Non esattamente. De Rhodes è la figura che viene tradizionalmente associata al quốc ngữ perché ha pubblicato il primo dizionario in questo sistema nel 1651. Ma il sistema era stato sviluppato nel corso di decenni da diversi missionari gesuiti: Francisco de Pina (portoghese, primo ad affrontare sistematicamente la romanizzazione intorno al 1617), Gaspar do Amaral e António Barbosa. De Rhodes stesso li cita nell’introduzione al suo dizionario. Il merito della pubblicazione è suo; il merito del sistema è collettivo.

Cos’era il chữ Nôm e perché non si usa più? +

Il chữ Nôm era un sistema di scrittura ideografica sviluppato dai vietnamiti a partire dal X secolo circa, adattando i caratteri cinesi per rappresentare i suoni e i significati della lingua vietnamita. Era il sistema usato per la letteratura classica — incluso il Truyện Kiều, il poema epico nazionale. Non si usa più perché il quốc ngữ — molto più facile da imparare — lo ha progressivamente sostituito durante il periodo coloniale francese (1858–1954). Oggi il chữ Nôm è leggibile solo da specialisti e appare in contesti storici, artistici e religiosi.

Perché il Vietnam ha mantenuto il quốc ngữ dopo l’indipendenza? +

La ragione principale è pratica: il quốc ngữ è molto più rapido da imparare rispetto al chữ Nôm o ai caratteri cinesi. Nel 1945 il tasso di alfabetizzazione in Vietnam era molto basso — forse il 20% — e una campagna di alfabetizzazione massiva richiedeva un sistema accessibile. Il quốc ngữ permetteva di imparare a leggere e scrivere in settimane, non in anni. La scelta di mantenerlo, pur essendo stato uno strumento coloniale, fu quindi pragmatica e lungimirante. Il risultato è che oggi il Vietnam ha un tasso di alfabetizzazione vicino al 95%.

Quante lettere ha l’alfabeto vietnamita? +

L’alfabeto vietnamita (quốc ngữ) conta 29 lettere: 17 consonanti e 12 vocali. Rispetto all’alfabeto italiano mancano f, j, w e z (presenti solo in prestiti stranieri), mentre si aggiungono lettere esclusive: đ (d con tratto) e le vocali modificate ă, â, ê, ô, ơ, ư. A queste lettere si aggiungono i sei diacritici di tono, che non sono lettere separate ma segni sovrapposti alle vocali. Per una guida completa all’alfabeto → L’alfabeto vietnamita: lettere e diacritici spiegati.

Il vietnamita è difficile da imparare per un italiano? +

Il vietnamita presenta sfide reali — soprattutto il sistema tonale, con sei toni che cambiano il significato delle parole — ma ha anche un vantaggio importante: il quốc ngữ è fonologicamente coerente. A differenza dell’inglese, il vietnamita scritto si legge quasi sempre come si scrive, una volta imparate le regole. La grammatica è invece molto più semplice dell’italiano: niente genere, numero, declinazioni o coniugazioni verbali nel senso tradizionale. L’ostacolo principale è la pronuncia, non la grammatica. Con un buon manuale come Vietnamese Vibes si può imparare a comunicare in modo comprensibile in poche settimane.

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3 commenti

    1. Ciao Fede, sono entrambi fatti molto bene e validissimi! Corso di lingua vietnamita è un unico volume, quindi più sintetico ma comunque completo. Vietnamese Vibes si compone di tre volumi: puoi quindi iniziare dal primo e poi continuare man mano che il tuo vietnamita progredisce!

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