Nelle profondità della giungla thailandese, dove il fragore della modernità non è ancora riuscito a soffocare completamente l’eco delle antiche tradizioni, un monaco anziano intreccia storie che sanno di pioggia tropicale, di tigri e di tempi perduti. È questo l’universo magnetico di “Una storia vecchia come la pioggia” di Saneh Sangsuk, che torna nelle librerie italiane con una nuova edizione grazie a Utopia, stavolta tradotta direttamente dal thailandese.
Una storia vecchia come la pioggia: la voce di un cantastorie della giungla
Al centro del romanzo c’è Luang Paw Tien, monaco buddista di novantatré anni e ultimo testimone di un mondo che sta svanendo. Nel villaggio di Praeknamdang, ai margini di quella che un tempo era una giungla rigogliosa, il vecchio bonzo intrattiene bambini e adulti con i racconti della sua straordinaria esistenza. Le sue storie spaziano dall’infanzia in un secolo ormai remoto al lungo pellegrinaggio in India, dalla maestosità di una giungla popolata da elefanti, pavoni e tartarughe alle vicende che hanno segnato la sua vita più di ogni altra: quelle legate alla tigre, creatura che attraversa il romanzo come un’ombra terribile e affascinante.
Ma Sangsuk non si limita a costruire una semplice raccolta di racconti nella storia. Il cuore pulsante del libro è il lungo flashback che ci porta alla giovinezza del protagonista: il suo matrimonio con la bella Garagade, la decisione di abbandonare la vita di cacciatore per diventare coltivatore di riso, e soprattutto il confronto ancestrale con la natura selvaggia, in un’epoca in cui l’uomo era ancora ospite – e non padrone – della foresta.
TuttoVietnam sul tuo smartphone
Inizia a seguirci ora per ricevere i contenuti pubblicati su TuttoVietnam direttamente sul tuo cellulare
Saneh Sangsuk: il cantore della Thailandia che cambia
Nato nel 1957 in un villaggio vicino a Bangkok, Saneh Sangsuk è considerato uno degli scrittori più importanti della sua generazione. La sua carriera letteraria ha preso una svolta decisiva nel 1994 con “White Shadow” (Ombra bianca), romanzo che ha fatto scandalo per la sua critica alla “propaganda dell’immagine di sé” della Thailandia come società “buona e bella”. Da allora, l’autore ha sviluppato una sempre maggiore attenzione alla tradizione orale e alle radici rurali del suo paese, culminata nel 2008 con il riconoscimento dell’Ordre des Arts et des Lettres da parte del Ministero francese della Cultura.
“Una storia vecchia come la pioggia”, pubblicato originariamente nel 2003, rappresenta il frutto maturo di questa evoluzione artistica: un ritorno fisico e letterario alle origini che permette a Sangsuk di esplorare con sguardo maturo i temi che gli stanno più a cuore.

E’ in libreria, e anche qui >
Da “Chao Karaket” a “Una storia vecchia come la pioggia”
La storia dei titoli di questo romanzo è essa stessa un racconto che attraversa continenti e sensibilità letterarie diverse. Tutto inizia nel 2003 con “Chao Karaket” (เจ้าการะเกด), il titolo originale thailandese che racchiude in due sole parole un universo di significati. “Chao” (เจ้า) è un antico titolo di rispetto che in thailandese indica “signore” o “signora”, ma può anche riferirsi a persone di rango nobiliare o reale – un appellativo che eleva immediatamente la figura cui si riferisce. Il titolo originale può quindi essere interpretato come “Signora Karaked” o “La nobile Karaked”, riferendosi alla moglie che il protagonista aveva nella sua vita precedente al sacerdozio.
Quando il libro attraversa l’Oceano per approdare in Occidente, subisce la prima grande trasformazione. Gli editori anglofoni scelgono “The Understory”, abbandonando completamente il riferimento al personaggio femminile per abbracciare una metafora botanica di straordinaria efficacia. L’“understory” è il livello intermedio della foresta tropicale, quella zona penombrosa tra il suolo e la canopia dove la luce filtra appena e prosperano piante adattate alla semi-oscurità. È una scelta che cattura perfettamente l’atmosfera del romanzo: quelle zone liminali tra realtà e leggenda, passato e presente, mondo umano e soprannaturale dove si muove la narrazione di Sangsuk.
Il viaggio continua verso l’Europa, dove la prima traduzione italiana del 2006 opta per “Una storia vecchia come la pioggia”, traducendo letteralmente il titolo dell’edizione francese Une histoire vieille comme la pluie. È una scelta che privilegia la dimensione temporale e ciclica del racconto, evocando immediatamente la stagione dei monsoni che scandisce la vita nel Sud-Est asiatico e suggerendo l’idea di una narrazione antica e primordiale quanto le forze della natura. La nuova edizione Utopia conserva questa tradizione editoriale italiana, creando così un ponte tra le diverse incarnazioni linguistiche dell’opera.
L’edizione italiana: finalmente dal thailandese
La precedente edizione italiana aveva il limite di essere una traduzione dalla versione francese. La nuova edizione di Utopia Editore, tradotta da Alice Cola direttamente dal thailandese, rappresenta quindi un significativo passo avanti, offrendo finalmente ai lettori italiani l’accesso diretto alla lingua e al ritmo originali di Sangsuk.
Questo dettaglio non è puramente tecnico: la letteratura thailandese, con le sue sfumature linguistiche, i suoi riferimenti culturali specifici e soprattutto il suo particolare rapporto con l’oralità, richiede una mediazione il più possibile diretta per essere apprezzata in tutta la sua ricchezza. La traduzione dal thailandese permette di cogliere quelle sottigliezze stilistiche che hanno fatto dire ai critici anglofoni che il romanzo “è abilmente realizzato per replicare la narrazione orale, esplosivo nei dettagli più piccoli e succosi, raccontato con brio, fatti e folclore”.
Il lavoro di Alice Cola restituisce al lettore italiano non solo la precisione lessicale, ma anche quel ritmo ipnotico che caratterizza la narrazione di Sangsuk, consentendo di immergersi completamente nell’atmosfera della giungla thailandese e nella voce antica del monaco narratore.
Hai visto la newsletter?
Ogni mese riceverai una selezione dei migliori articoli usciti sul sito. Puoi cancellarti in qualunque momento.
Guarda un esempio.
Una storia vecchia come la pioggia, tra tigri e monasteri
“Una storia vecchia come la pioggia” è uno di quei rari libri che funzionano su più registri simultaneamente, conquistando lettori dalle sensibilità più diverse. Sangsuk dimostra una maestria narrativa non comune nel tessere insieme elementi apparentemente inconciliabili: il realismo della vita contadina thailandese con l’incanto delle leggende popolari, la precisione etnografica con la potenza visionaria del mito.
La vera maestria dell’autore sta nella costruzione del personaggio di Luang Paw Tien, un narratore così convincente da farci dimenticare che stiamo leggendo fiction. La sua voce ha la cadenza ipnotica dei veri cantastorie, quella capacità di trascinare l’ascoltatore (o lettore) in un altrove che sembra più reale della realtà quotidiana. Non è un caso che i critici internazionali abbiano sottolineato la dimensione orale del testo: Sangsuk riesce nell’impresa di far sentire al lettore il crepitio del fuoco attorno al quale si raccolgono i bambini del villaggio.
Un libro che parla al presente
Ma questo non è solo un libro sulla nostalgia o sulla saggezza ancestrale. La forza di Sangsuk sta nel saper affrontare temi di bruciante attualità – il rapporto tra sviluppo e ambiente, la perdita delle tradizioni, l’urbanizzazione selvaggia – senza mai cadere nella predica o nel pamphlet. La sua critica alla modernità passa attraverso la potenza evocativa delle immagini: la giungla che si ritira, gli animali che scompaiono, i giovani che abbandonano i villaggi per le città.
La presenza della tigre, elemento portante della narrazione, è esemplare di questo approccio. Non è mai chiaro se si tratti di un animale reale, di una manifestazione soprannaturale o di una metafora della forza selvaggia della natura. Questa ambiguità, lungi dall’essere un difetto, è il cuore pulsante del libro: la capacità di mantenere aperte tutte le possibilità interpretative, di lasciare al lettore la libertà di scegliere il proprio livello di lettura.
Per i lettori italiani, abituati alla ricca tradizione del realismo magico latinoamericano, Sangsuk offre una prospettiva asiatica altrettanto affascinante ma culturalmente diversa. Le sue sono magie buddhiste, intrise di una spiritualità che non conosce la drammaticità barocca dell’immaginario sudamericano ma procede per accumulo, per sedimentazione di piccoli prodigi quotidiani.
In un’epoca in cui la letteratura sembra spesso ripiegarsi su se stessa, “Una storia vecchia come la pioggia” ha il coraggio di essere innanzitutto un libro che racconta una storia. Una storia che sa di pioggia tropicale, di foglie bagnate e di antiche paure, ma che parla al lettore contemporaneo con la stessa urgenza di un romanzo ambientato nella sua città. È questa la vera magia di Sangsuk: farci sentire cittadini della sua giungla thailandese, testimoni delle sue trasformazioni, eredi delle sue memorie.
E’ in libreria, e anche qui >
Potrebbe interessarti anche: Libri sulla Thailandia

2026: L’Anno del Cavallo
Il Capodanno vietnamita, spiegato bene
