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AL TORINO FILM FESTIVAL DI QUEST’ANNO, IN CONCORSO DUE FILM DAL E SUL VIET NAM: “MAT TROI DEN” (BLACK SUN) DI TRONG QUEC CHI E “TOI QUEN ROI” (I FORGOT!) DI EDUARD WILLIAMS.

Dopo il successo del film “Flapping in the middle of nowhere” di Nguyen Hoang Diep alla 72a Mostra del Cinema di Venezia, la cinematografia vietnamita e ispirata alla penisola torna protagonista in Italia. E questa volta nel capoluogo piemontese. Al 32° Torino Film Festival, sono in concorso due film dal e sul Viet Nam: “Mat troi den” (Black sun) di Trong Quec Chi e “Toi quen roi” (I forgot!) di Eduardo Williams, entrambi in gara per la sezione ufficiale e quella “Onde”, dedicata alle espressioni sperimentali e d’avanguardia della settima arte.

Trong Quec Chi ed Eduardo Williams sono due giovani registi – classe 1987 – di formazione francese (si sono diplomati a Parigi rispettivamente presso l’università Paris 3 – Sorbonne Nouvelle e l’istituto Le Fresnoy). Nelle loro pellicole mettono a nudo le problematiche di un Paese in transizione e ridefinizione della propria struttura, scoprendo, attraverso il vissuto quotidiano dei protagonisti delle storie che raccontano, situazioni di forte cortocircuito sociale.

“Mat troi den (Black sun)”, primo lavoro di finzione della Chi, è un’opera breve – dura circa 11 minuti – mette a confronto due generazioni: quella a noi contemporanea calata nella frenesia del boom economico, e quella che ha vissuto gli orrori della guerra di liberazione, i timori e le ansie della seguente riunificazione del Paese (1960-1975). Come un videoclip, non solo per la durata, il filo conduttore del film è una canzone omonima in voga all’epoca: “Mat troi den – Black Sun” di Minh Xuan e Phuong Hoang, che esprime il clima di forte pessimismo che si respirava durante, e soprattutto dopo, il conflitto contro gli americani. Da sfondo, Ho Chi Minh City, ex Saigon. Cuore pulsante del moderno Viet Nam, la città è in piena rivoluzione: il contesto urbano che meglio di tutti esemplifica il percorso di rinnovamento approvato dalla classe dirigente vietnamita.

L’opera di Williams, regista argentino con vocazione cosmopolita, “Toi quen roi (I forgot!)” dura poco di più ma non supera la mezz’ora, e descrive le vite sregolate e frammentarie di ragazzi che si dividono tra precarietà e disagio, incomprensioni e devianze, relegati ai margini dalla nuova società che non ammette defezioni nel suo cammino verso la crescita economica. Unico momento di stabilità emotiva è quello dedicato alla contemplazione del mare e del cielo dai tetti degli edifici in costruzione: uno spazio tutto per sé, dove avere ancora la speranza e la libertà di sognare.

I due corti sono dei rapidi scorci dove è la relazione tra gli individui e il contesto, l’ambiente dove si svolgono le loro vicende, a svelare l’instabilità di un mondo fluttuante; uno spaccato, disarmante e struggente, costruito su ossimori e distrazioni.

Oltre al Festival di Torino, Chi e Williams hanno presentato i  loro progetti anche ad altre kermesses di respiro internazionale. Tra queste: il Film des femmes a Créteil e Val de Marne, Francia, e l’Internationale Kurzfilmtage di Oberhausen, Germania (Chi – “Mat troi den”), il Doclisboa di Lisbona, Portogallo, e il Film Festival di Pančevo, Serbia (Williams – “Toi quen roi!”).

 Immagini e fonti: Torino Film Festival, Film des femmes de Créteil et du Val de MarnePančevo Film Festival
Immagine di copertina: “Toi quen roi” (I forgot!) di Eduardo Williams
Immagine inserita nell’articolo: “Mat troi den” (Black sun) di Trong Quec Chi

La redazione non ha incluso i film dove si parlava solo marginalmente del Viet Nam e i documentari, come Go tell the Spartans di Ted Post del 1978 – a onore del vero, l’unico che trattasse in maniera puntuale ed esaustiva del Paese –, non perché non degni di nota e interesse. Pur riconoscendone lo spessore artistico e tecnico e l’importanza storica, abbiamo preferito concentrare l’attenzione sulle produzioni contemporanee e su tematiche, espressioni e generi nuovi e sui giovani professionisti.

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