Tutti i libri sul Vietnam

corriere asia

RECENSIONE
IL DRAGO E LA FATA: POLITICHE E POETICHE NEL VIệT NAM MODERNO E CONTEMPORANEO
di Sandra Scagliotti e Anna Paola Mossetto
(di Lorenzo Riccardi)
Il Việt Nam torna oggi alla ribalta come nuovo “drago economico.” Ambita meta turistica, potenziale partner commerciale per l’Occidente, con la sua impressionante modernizzazione e la sua rapida crescita sociale, il Paese costituisce altresì un cospicuo polmone di produzione artistica e culturale. Avvicinarci a questo mondo affascinante e poliedrico, attraverso le lenti della storia e della cultura, ci permette di sfatare vecchi e nuovi miti e di cogliere la sempre più articolata complessità di un universo in transizione, le cui dinamiche costituiscono altresì un utile strumento per comprendere il nostro presente e le sfaccettature del mondo contemporaneo. Alla luce dell’imponente percorso letterario della nazione vietnamita, fra scrittura e oralità, leggenda e creazione dotta, nello stile proteiforme degli “studi culturali”, questo volume esplora un panorama letterario – percorso dalla Storia e dalla microstoria -, che oggi, varcando territori, generi e discipline, oltrepassa i confini nazionali ed è fortemente segnato dalle voci femminili.
Un volume per scoprire il Paese della Terra e delle Acque attraverso la sorprendente creatività di un popolo colto e sagace.

 
drago e la fata

 

Sandra Scagliotti si è formata sotto la guida di Francesco Gatti, Giuseppe Morosini e Michelgugliemo Torri. Ha trascorso lunghi periodi di studio a Hà Nội, sotto la guida di Nguyễn Văn Hoàn e presso l’Accademia delle Scienze sociali e umane del Việt Nam. Dai primi anni Novanta svolge attività didattica presso l’Università degli Studi di Torino; fra le sue pubblicazioni, Saggi sul Việt Nam, Celid, Torino 2000; Il Việt Nam nelle Biblioteche del Piemonte, Celid, Torino 2002 e [con Nicola Mocci], Oltre il silenzio delle armi. Le conseguenze della guerra in Việt Nam, Cagliari, AIPSA 2009. Dirige il Centro di Studi Vietnamiti e, dal 2009, è console onorario della R.S. Việt Nam.
Anna Paola Mossetto è professore ordinario di Letteratura francese e letterature francofone all’Università degli Studi di Torino.

 
il sapore
lingua madre

IL SAPORE DEL CIBO E DELLE PAROLE.
25 RACCONTI DELLE AUTRICI DI “LINGUA MADRE”
Autore: AAVV
Editore: Edizioni SEB27
Luogo di edizione: Torino
Anno: 2014

 
L’educazione alimentare in tutte le famiglie del mondo è da sempre affidata alle donne, che ne tramandano conoscenza e tradizioni. Da qui parte un nuovo viaggio tra le antologie del Concorso letterario nazionale “Lingua Madre” interamente dedicato al cibo, alla sua produzione e distribuzione, al valore che esso ricopre nella vita delle donne, e delle donne migranti, in maniera particolare. La donna nutre e fa cultura, tramanda ricette ed esperienza, attraverso il cibo si prende cura ed entra in relazione con gli altri e le altre, unisce distanze e crea legami. Tra memorie, aneddoti, profumi e sapori da tutto il mondo, ecco dunque un itinerario tutto al femminile per riscoprire la ricchezza e gli infiniti gusti della vita, dei ricordi, delle differenze. Per re-imparare a prendersi cura di se stessi. Per cogliere l’invito di Ina Praetorius a ripensare il mondo come fosse un ambiente domestico. Testi di: Elizabeth Alburez, Rita Apgar, Es Sadia Bissati, Brigitte Capou, Mei Chen Susanna Chou, Lucrezia de Santis, Marina Diaz, Jenny Elizabeth Estevez , Federica Fabiani, Viviana Fragas, Rebecca Gaise, Tetyana Gordiyenko, Alla Ivanova, Lydia Keklikian, Herrety Kessiwaah, Laura Lia Loaiza Garcia, Vilma Morillo Léon, Ieva Musteikyte, Huynh Ngoc Nga, Doris Obadiaru, Veronica Orfalian, Dilia Marcela Ortiz Fonseca, Yolanda Parra, Anastasia Rouchota, Khadija Rkakbi, Michaela Sebokova, Sandra Scagliotti, Antonietta Tiberia, Alina Valiante.

Testo tratto da www.ilgiocodeglispecchi.org/libri/scheda/il-sapore-del-cibo-e-delle-parole-25-racconti-delle-autrici-di-lingua-madre

mangiare amare

MANGIARE – AMARE – VIET NAM
di Sandra Scagliotti con il supporto tecnico di Vittorio Castellani, in arte Chef Kumale.

Quando si parla di cucina in Vietnam si parla di un’intera civiltà perché è nella cucina che i vietnamiti pongono la basi della propria cultura. Non a caso questo libro è intitolato “Mangiare – amare – Viet Nam”; proprio perché alla parola “mangiare”, in vietnamita “an”, si possono associare tante altre azioni, ad esempio “mangiare-abitare”, “mangiare-coricarsi”: mangiare in Vietnam è un vero e proprio rito, dietro il quale si può scoprire l’intera storia di un paese.
Il volume, redatto accuratamente, e con una lunga e attenta ricerca, da Sandra Scagliotti con il supporto tecnico di Vittorio Castellani, in arte Chef Kumale, raccoglie sinteticamente la storia e la cultura vietnamite facendole seguire da una ricca selezione di ricette. è importante leggere la parte introduttiva prima di passare al ricettario, poiché ogni ricetta nasce da motivazioni culturali precise. La cucina vietnamita è ricca di ingredienti di vario genere: tra le verdure possiamo trovare i germogli di bambù e di soia, la canna da zucchero, i fiori di banano, la luffa (ortaggio simile ad una zucchina dalle coste spigolose che ha un sapore dolce e delicato, simile a quello del cetriolo e viene usata in cucina per le zuppe e i mix di verdure saltate). Poi possiamo trovare la okra, frutto di una varietà di hibiscus originario dell’India che si è diffuso nel bacino sud orientale del Mediterraneo e nell’Africa sub sahariana, per poi finire in sud America con la tratta degli schiavi. La sua consistenza diventa leggermente vischiosa durante la cottura, mentre la sua polpa insapore prende il gusto degli intingoli con i quali viene cucinato. Possiamo poi trovare i broccoli cinesi, le arachidi, le cipolline, il loto. Tra le erbe aromatiche troviamo molto peperoncino, lo zenzero, il basilico, il coriandolo, la menta. Di quest’ultima esistono in Vietnam diverse varietà e molte di queste crescono e si consumano nelle salse, nelle insalate e nelle zuppe. Tra le carni si possono annoverare i salamini vietnamiti, i granchi orientali e la salsiccia alle spezie. Tra le salse e i condimenti troviamo il latte di cocco, la salsa di pesce, la salsa di soia e la salsa di ostriche. Vi sono inoltre molte varietà di frutti tra cui alcuni giungono anche qui nel nostro paese, come il frutto della passione e il mango. è un libro curioso da leggersi tutto d’un fiato, gustando ad una ad una tutte le ricette che il volume ci descrive in modo minuzioso e affascinante.

Tratto da
connexion

http://www.conexion-to.it/index.php?option=com_content&view=article&id=813:mangiare-amare-viet-nam&catid=92:consigli

vietnam guerra e pace

VIET NAM, OLTRE GUERRA E PACE
Il Vietnam nel Terzo Millennio
Autori: Romeo Orlandi, prefazione di Enrico Letta.
Editore: Il Mulino AREL.
Prezzo di copertina € 25,00, pp. 323, ISBN 978-88-15-13926-9. Anno di pubblicazione 2010.
La lista delle Tigri Asiatiche si arrichisce di un nuovo protagonista. Il Vietnam contende alla Cina e all’India le cifre record dell’avanzata economica e dello sviluppo sociale. Colpisce la regolarità della crescita, come se appartenesse all’ordine naturale delle cose, in una traiettoria finalmente lineare e fatidica. Dietro il successo sono tuttavia disvelati l’impegno, le scelte politiche, il legame con la storia.
Oggi il Vietnam delle fabbriche e dell’elettronica è un paese giovane, popolato per più della metà da ragazzi che non hanno conosciuto la lunga guerra. Coniuga dinamismo e ambizione al riscatto, in un’immaginazione non lacerata da contraddizioni. Il presente non confligge con il passato perché il retaggio bellico è una memoria ma non un’ancora. Lo skyline dei grattacieli, simbolo inequivocabile della trasformazione, si mescola con l’elegante architettura francese e i santuari del pensiero confuciano. Sullo sfondo permane e protegge il retroterra di una cultura unica, resistente e orgogliosa. Osservatorio Asia, attraverso i contributi di esperti e studiosi, analizza il Vietnam con le lenti del realismo e dell’attenzione, per comprendere un paese che ha dimostrato di saper cambiare e di affermarsi con duttilità e rigore.

GLI AUTORI
Romeo Orlandi, economista e sinologo, è vicepresidente di Osservatorio Asia e ne presiede il Comitato Scientifico. Insegna Processi di globalizzazione ed Estremo Oriente all’Università di Bologna e ha incarichi di docenza sull’economia dell’Asia Orientale in diversi master post universitari. Per l’Istituto nazionale per il Commercio estero ha lavorato a Los Angeles, Singapore, Shanghai e Pechino. Collabora con quotidiani e riviste specializzate. E’ autore di numerose pubblicazioni tra cui Cina. La conoscenza è un fattore di business e L’elefante sul trampolino. L’India nel terzo millennio. E’ consulente per progetti dell’Unione europea.
Tomaso Andreatta, dopo la laurea in Economia Politica a Bologna e l’Mba in finanza e strategia a Ucla Los Angeles, ha lavorato in banche d’affari internazionali dapprima nello sviluppo e valutazione di derivati e poi nell’M&A di società finanziarie. Dal 1998 è nel gruppo Intesa (ora Intesa Sanpaolo) per sviluppare la sua crescita internazionale. Nel 2007 ha acquistato per Banca Intesa la banca russa Kmb per le piccole e medie aziende in Russia ed è stato nel CdA. Rappresentante in Indocina dal 2008 di Intesa Sanpaolo, è anche presidente della Camera di Commercio Italiana in Vietnam dalla sua fondazione nel 2008.
Carla Bassu è ricercatore di Diritto pubblico nell’Università di Sassari, dove insegna anche Organizzazione costituzionale italiana ed europea e Legislazione turistica. Dottore di ricerca in Diritto pubblico comparato, ha insegnato Evoluzione costituzionale e amministrativa dello Stato italiano e Diritto regionale presso la facoltà di Economia dell’Università di Siena. Fa parte dell’Ufficio studi dell’Arel. E’ direttore dell’area Istituzioni dell’Istituto per la competitività. Ha svolto periodi di ricerca presso la Columbia University di New York e la T.C. Beirne Law School della University of Queensland, Australia. E’ membro della redazione delle riviste scientifiche e autrice di articoli e saggi in tema di diritto pubblico e costituzionale comparato, con particolare riferimento alle tematiche dei diritti fondamentali, organizzazione costituzionale, diritto regionale e diritto ambientale.

Michela Cerimele, laureata in Scienze Politiche, dottore di ricerca in Geografia dello sviluppo e assegnista di ricerca in Economia applicata all’Università di Napoli L’Orientale, dove è anche segretaria EuroSeas – European Association for South East Asian Studies. E’ attualmente impegnata nel progetto di ricerca europeo, Empowerment of Workers and Trade Unions in Vietnam. Ha conseguito un MSc in Development Studies presso la Soas (School of Oriental and African Studies) dell’Università di Londra. Dal 2006 al 2009 è stata docente a contratto in Economia in transizione presso L’Università di Roma Sapienza.
Carlo Cibò, esperto della Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo del ministero degli Affari esteri a partire dal 1988, si trova in servizio ad Hanoi, dal Gennaio 2008, quale direttore dell’Ufficio di Cooperazione dell’Ambasciata d’Italia in Vietnam; ha precedentemente ricoperto analoghi incarichi in Argentina (1993/1997) e in Angola (2001/2005). Proviene dal settore delle energie nuove e rinnovabili del gruppo Eni.
Claudio Dordi, è professore associato di diritto internazionale all’università Bocconi di Milano. E’ stato visiting professorial fellow alla Georgetown Law School di Washington, e ha insegnato in numerose università in Europa, Nord e Sud America e Asia. Ha lavorato come consulente all’Unctad di Ginevra e per alcuni governi di paesi in via di sviluppo in materia di riforme del sistema del commercio internazionale. E’ attualmente Team Leader del Mutrap (Multilateral Trade Assistance Project) in Vietnam, un progetto di cooperazione con il ministero del Commercio e dell’Industria per promuovere l’ulteriore integrazione del paese asiatico nell’economia mondiale. E’ autore di numerosi articoli e volumi in materia di diritto internazionale ed europeo.
Massimo Gaudio, è un esperto di Vietnam, dove vive e lavora da molti anni e dove ne ha appreso la lingua e la cultura.
Ayumi Konishi, è dal 2006 Country Director per il Vietnam dell’Asian Development Bank. Nato a Tokyo, si è laureato all’Oregon State University e alla Waseda University di Tokyo, perfezionandosi in economia dello sviluppo alla New York University. Ha lavorato per le Nazioni Unite in Iraq e in Etiopia. Dal 1988 con l’Adb, è stato responsabile di progetti relativi all’istruzione e al sostegno finanziario a Tailandia e Indonesia a seguito della crisi del 1997-98.
Huru Ngoc, nato nel 1918, è uno degli intellettuali più famosi del Vietnam. Scrittore, giornalista e specialista della cultura vietnamita, ne ha delineato i tratti originali attraverso un’intensa opera di divulgazione. Durante la resistenza antifrancese ha fatto parte dell’esercito popolare e successivamente è divenuto la voce del Vietnam all’estero. E’ autore di innumerevoli articoli e saggi fra cui spicca Anthologie de la littérature vietnamienne. E’ stato direttore delle Editions en Langues étrangères di Ha noi dal 1979 al 1989. Ha ricevuto il Premio francese Mots d’or per il suo articolo L’identité nationale face à la mondialisation. E’ presidente di due Fondi culturali (Suè-de-Vietnam e Danemark-Vietnam).
Andrea Perugini, è laureato in Scienze Politiche all’Università statale di Milano. Ha intrapreso la carriera diplomatica nel 1983, è ambasciatore d’Italia in Vietnam dal 1° luglio 2008. Al ministero degli Affari esteri ha prestato servizio alla Direzione generale per l’Integrazione europea, quale coordinatore per i temi del mercato interno e della Strategia di Lisbona dell’Unione europea sulla crescita e l’occupazione; alla Direzione generale per gli Affari Politici, Ufficio Disarmo, Non Proliferazione e Controllo degli armamenti e alla Direzione generale per le Relazioni culturali. All’estero ha servito all’Ambasciata d’Italia a Luanda, alla Rappresentanza permanente presso la Conferenza del Disarmo delle Nazioni Unite a Ginevra; a Pechino quale responsabile dell’ufficio Economico-commerciale all’Ambasciata d’Italia e infine a Parigi alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Ocse.
Riccardo Rossotto, avvocato civilista, senior partner dello studio R&P Legal. Da anni si occupa si assistenza alle aziende italiane nei loro processi di internazionalizzazione. In Asia ha seguito acquisizioni di aziende locali da parte di imprenditori italiani. E’ membro del Comitato scientifico di Osservatorio Asia. Collabora con riviste specializzate sul tema dell’internazionalizzazione delle imprese italiane nel mondo. Giornalista e scrittore, ha pubblicato numerosi libri di storia.
Marco Saladini, laureato nel 1990 in Scienze Politiche all’Università di Roma Sapienza, nel 2005 ha conseguito il certificato in Mercati emergenti presso l’Università Johns Hopkins di Washington. E’ iscritto all’Ordine dei giornalisti di Roma e del Lazio dal 1992. Tra il 1990 e il 1992 ha scritto per il settimanale <> e ha collaborato con l’Isitituto di ricerche economiche e sociali di Roma. Dal 1993 lavora all’Ice, Istituto nazionale per il commercio estero. Dopo sette anni all’Ufficio Studi è stato assegnato alla Banca mondiale di Washington. Nel 2006 ha assunto la direzione dell’Ufficio Ice di Hochimincity in Vietnam.
Sandra Scagliotti, nata a Torino, dove si è laureata in Scienze Politiche con una tesi in Storia delle Relazioni internazionali (La lotta di liberazione nazionale in Vietnam. La donna vietnamita fra tradizione e rivoluzione). In Vietnam ha proseguito gli studi presso università ed istituzioni, specializzandosi nella conoscenza della storia e della cultura vietnamita. Dai primi anni Novanta, svolge attività pubblicistica e didattica presso l’Università di Torino. E’ autrice e curatrice di volumi dedicati allo studio della cultura vietnamita e dei primi romanzi editi in lingua italiana, direttamente tradotti dalla lingua vietnamita. E’ direttore del Centro di Studi Vietnamiti onlus di Torino e di Console onorario del Vietnam a Torino.
Lorenzo Stanca, salernitano, laureato in Economia presso l’Università Bocconi di Milano, è uno dei managing partner di Mandarin Capital Partners. Proviene dal Gruppo Sanpaolo Imi (ora Intesa Sanpaolo), dove ricopriva il ruolo di responsabile delle strategie operative. Ha in precedenza percorso una lunga carriera nel Gruppo Unicredito, dove era stato responsabile dell’Ufficio Studi e successivamente dell’area Fixed Income and Forex Markets di Ubm. E’ autore di diverse pubblicazioni in ambito economico e finanziario. Presidente del Gruppo economisti d’impresa e componente del Comitato scientifico di Osservatorio Asia.
Dang Khành Thoai, è nato nel 1951 nella provincia di Thai Binh. Ha intrapreso la carriera diplomatica nel 1974; è ambasciatore del Vietnam in Italia dal 2009. In precedenza ha prestato servizio altre quattro volte in Italia. In Vietnam, per il ministero degli Esteri, ha avuto incarichi per i rapporti con i paesi dell’Europa e per la ricerca storico-diplomatica.

mekong

MEKONG N. 2-2014 – AUTUNNO INVERNO 2014
N. 27 NUOVA SERIE / XXXVII VECCHIA SERIE
A cura di Associazione Nazionale Italia Vietnam E
Associazione Di Amicizia Vietnam Italia
HOANG SA, TRUONG SA
GLI ARCIPELAGHI PARACEL E SPRATLY
PARTE CONGIUNTA E INDIVISIBILE DEL TERRITORIO VIETNAMITA
Numero dedicato alle isole del Mare Orientale
An Italy-Vietnam association has released a special edition of its magazine, specializing in Southeast Asian events, to better promote Vietnam’s sovereignty over Hoang Sa (Paracel) and Truong Sa (Spratly) archipelagoes to Italians and the world.
The Italy-Vietnam Friendship Association has recently launched a special edition of Mekong Magazine, the title of which is roughly translated as “Hoang Sa and Truong Sa Archipelagoes: An Inseparable Part of Vietnam’s Territory,” Vietnamplus reported on Wednesday.
Published in Italian, the edition reiterates Vietnam’s irrefutable sovereignty over Hoang Sa and Truong Sa and provides in-depth information on the East Vietnam Sea.
Hoang Sa is an island district under the administration of the central Vietnamese city of Da Nang while Truong Sa is also an island district administered by the south-central Vietnamese province of Khanh Hoa.
The edition marks the 20th anniversary of Mekong Magazine, which is published twice a year and dedicated to information on current events in Vietnam and Southeast Asia.
It depicts in great detail the solid political and historical evidence of Vietnam’s ownership of the two archipelagoes as well as China’s illegal placement of an oil rig in Vietnamese waters from early May to mid-July last year.
The Italy-Vietnam Friendship Association has also presented copies of the special edition to universities, organizations, and individuals in Italy and in several other European countries.
The Italy-based organization is expected to promote the publication in several Italian cities in the time to come.
Vietnamplus quoted Sandra Scagliotti, Mekong Magazine’s editor-in-chief, as saying that the edition is meant to express Italians’ wholehearted support for Vietnam’s quest of territorial solidarity and sovereignty.
First published in Italian in 1994, Mekong Magazine is considered the first publication in Italy which is devoted to the comprehensive research of Vietnamese and Southeast Asian cultures, history, and languages.

Tratto da

tuoi tre

TUOI TRE NEWS
The news gateway of Vietnam
Editor-in-Chief: TANG HUU PHONG
60A Hoang Van Thu Street, Ward 9, Phu Nhuan District, Ho Chi Minh City, Vietnam
Tel: 84 8 3997 3838

Nhân dịp kỷ niệm 20 năm ngày phát hành Tạp chí Mekong, Hội hữu nghị Italy-Việt Nam đã ra ấn phẩm đặc biệt bằng tiếng Italy với tiêu đề “Quần đảo Hoàng Sa và Trường Sa: Bộ phận thống nhất và không thể chia cắt của lãnh thổ Việt Nam.”
Ấn phẩm đặc biệt của Tạp chí Mekong về quần đảo Hoàng Sa và Trường Sa của Hội hữu nghị Italy-Việt Nam nhằm giới thiệu với độc giả Italy những kiến thức tốt hơn về quá trình phát hiện và xác lập chủ quyền đối với hai quần đảo này của Việt Nam.
Những tư liệu trong ấn phẩm đặc biệt này được lấy từ nguồn quốc tế và Việt Nam, miêu tả chi tiết các sự kiện chính trị, lịch sử và cuộc tranh luận dai dẳng xuất hiện trong bối cảnh mới đây Trung Quốc đã đưa một giàn khoan vào vùng đặc quyền kinh tế và thềm lục địa của Việt Nam – một hành động khiêu khích nghiêm trọng làm dấy lên những quan ngại của quốc tế.
Tuy ngày 15/7/2014, Trung Quốc đã rút giàn khoan ra khỏi vùng biển của Việt Nam, nhưng vấn đề vẫn còn bỏ ngỏ và sự kiện này là một thách thức đối với luật pháp quốc tế và hòa bình ở khu vực Đông Nam Á.
Với bản tin đặc biệt về Biển Đông được cập nhật thường xuyên trên trang web và Facebook của Hội, ấn phẩm kỳ này của Tạp chí Mekong đã theo dõi tình hình, cung cấp thông tin chuyên sâu về chủ quyền của Việt Nam với hai quần đảo này, đồng thời tiếp tục tích cực truyền bá thông tin đối với độc giả ngay cả khi báo chí quốc gia và quốc tế vẫn đang tiếp tục đưa tin về sự kiện, trong hoàn cảnh các phương tiện thông tin đại chúng Italy vẫn giữ im lặng về vấn đề này.
Ấn phẩm đặc biệt này đã được Hội hữu nghị quốc gia Italy-Việt Nam tặng cho nhiều trường đại học, các tổ chức và cá nhân Italy và một số nước khác ở châu Âu.
Trong buổi Tết cộng đồng do Đại sứ quán Việt Nam tại Italy tổ chức, ấn phẩm đặc biệt này cũng đã được Đại sứ quán Việt Nam trao tặng cho các vị khách mời quốc tế và cộng đồng người Việt Nam tại Italy.
Theo dự kiến, Hội hữu nghị Italy-Việt Nam cũng sẽ tiến hành việc quảng bá ấn phẩm đặc biệt này ở nhiều thành phố của Italy trong thời gian tới.
Khi nhận được ấn phẩm này từ Đại sứ quán Việt Nam tại Rome, ông Trần Quan Vinh, một Việt kiều đã sinh sống ở Italy hơn 40 năm cho biết, trong khi báo giới và công luận nhiều nước trên thế giới qua tâm đưa tin về vấn đề Hoàng Sa và Trường Sa, nhưng báo chí và công luận Italy còn khá khiêm nhường khi bàn đến vấn đề Hoàng Sa và Trường Sa.
Số chuyên đề về Hoàng Sa và Trường Sa kỳ này của Tập san Mekong xuất bản bằng tiếng Italy có ý nghĩa rất lớn trong việc thông tin cho dư luận Italy về vấn đề Biển Đông hiện nay, giúp người dân Italy hiểu thêm về vị trí và chủ quyền của Việt Nam đối với quần đảo Hoàng Sa và Trường Sa.
Ba Sandra Scagliotti, Lãnh sự danh dự Việt Nam ở Turin và là chủ biên của tập san này, khẳng định rằng, việc biên soạn cuốn sách này trong tập san Mekong là điều mà những người Italy có lương tri cần phải làm, để thể hiện sự ủng hộ Việt Nam trong việc bảo vệ chủ quyền và toàn vẹn lãnh thổ.
Theo bà, tập san này sẽ giúp cho người Italy hiểu rõ hơn về vấn đề chủ quyền không thể chối cãi được của Việt Nam về Hoàng Sa và Trường Sa, mà còn tường tận những vấn đề liên quan đến Biển Đông.
Tập san Mekong ra đời vào năm 1994, được coi là ấn phẩm thường kỳ đầu tiên xuất bản bằng tiếng Italy tại Italy chuyên sâu về các vấn đề văn hóa, lịch sử, ngôn ngữ, phong tục tập quán của Việt Nam nói riêng và khu vực Đông Dương nói chung.
Trong 20 năm qua, tập san đã góp phần quan trọng vào việc truyền bá các kiến thức về Việt Nam cho độc giả và học giải Italy quan tâm tới Việt Nam, đóng góp không nhỏ vào việc xây dựng và củng cố nhịp cầu hữu nghị và hiểu biết giữa nhân dân hai nước.
Hội hữu nghị Italy-Việt Nam được thành lập vào năm 1986, là kết quả của một quá trình hoạt động nhiều năm và ở nhiều địa phương của các phong trào ủng hộ Việt Nam trong Hiệp hội quốc gia Italy-Việt Nam, một tổ chức thành lập vào năm 1971, tập hợp những người Italy yêu hòa bình, bày tỏ sự đoàn kết, ủng hộ với nhân dân Việt Nam trong cuộc đấu tranh vì độc lập và tự do.
Với hàng trăm thành viên hoạt động tích cực ở nhiều vùng của Italy, hàng năm, Hội hữu nghị Italy-Việt Nam phối hợp cùng Đại sứ quán Việt Nam tại Italy tổ chức nhiều sự kiện có ý nghĩa, đóng vai trò quan trọng trong việc quảng bá hình ảnh Việt Nam ở Italy, làm cầu nối cho các hoạt động hữu nghị giữa nhân dân hai nước, thúc đẩy hợp tác về nhiều mặt giữa hai quốc gia.
Hội hiện đang có một trung tâm nghiên cứu Việt Nam ở Turin, với một thư viện lớn gồm hàng nghìn cuốn sách các loại về Việt Nam, có một website chuyên cung cấp các thông tin liên quan đến hoạt động của hội để kết nối những người Italy có cảm tình với Việt Nam và có 7 chi hội hữu nghị Italy-Việt Nam cấp vùng đang hoạt động ở Lombardy, Piedmont, Veneto, Liguria, Lazio, Sardegna và một chi hội vừa được thành lập ở Emilia-Romagna./.

Tratto da

vietnam1

www.vietnamplus.vn/hoi-italyviet-ra-an-pham-dac-biet-ve-hoang-satruong-sa/306148.vnp

vietnam le radici della resistenza

VIETNAM LE RADICI DELLA RESISTENZA
DI ENRICO LOBINA
PREFAZIONE ANNA MARIA BALDUSSI
POSTFAZIONE SANDRA SCAGLIOTTI
Gramsci e Confucio nel pensiero politico del partito vietnamita
retto da Ho Chi Minh – Da Città del sole un saggio rigoroso che ripercorre le tappe di un itinerario politico-militare destinato al successo

Scrive nella sua prefazione al libro Viet Nam: le radici della resistenza. Consenso e strategia militare del Partito Comunista Indocinese nel nord Viet Nam tra il 1941 e il 1945 (Città del sole, 2010, pp. 400, € 18,00, presentato quest’anno al XXIII Salone Internazionale del Libro di Torino) Annamaria Baldussi, docente di Storia e Istituzioni dell’Asia, alla Facoltà di Scienze politiche di Cagliari (l’autore ha curato il suo volume Sud-Est asiatico: scritti italiani, scritto insieme all’autrice della postfazione Sandra Scagliotti): «Ogni rivoluzione per avere successo necessita di un gruppo dirigente organizzato capace di tenere conto degli innumerevoli elementi spontanei che influiscono su una determinata società». Enrico Lobina, dottore di ricerca in “Storia, istituzioni e relazioni internazionali dell’Asia e dell’Africa in età moderna e contemporanea”, nonché dirigente cagliaritano del Partito della rifondazione comunista e funzionario della Regione autonoma della Sardegna, ha già pubblicato la monografia La sanità in Cina (Cascc, 2009). In questa sua seconda opera, frutto di quattro anni di meticolose ricerche su fonti locali, Lobina analizza le premesse storiche della rivoluzione vietnamita partendo dall’epoca colonialista, e punta il focus sul periodo della Seconda guerra mondiale, dato che fu proprio fra il 1941 e il 1945 che in Viet Nam il Partito comunista di Ho Chi Minh pose le basi per la lotta di liberazione nazionale destinata a concludersi vittoriosamente nel 1975.

Il riso, Confucio e il colonialismo francese
Bac Bo è il termine con cui i vietnamiti definiscono la zona settentrionale del loro paese (i colonizzatori francesi la chiamavano Tonchino). «Dal punto di vista storico», scrive Lobina, «il Bac Bo è stata la culla della nazione vietnamita. È nel delta del Fiume Rosso che la popolazione kinh ha sviluppato la coltura estensiva ed intensiva del riso, che ha portato alla sovrappopolazione e ad una gestione centralizzata del potere». Intorno all’anno mille, il Viet Nam ottenne l’indipendenza dalla Cina, e nel nuovo stato «s’affermò progressivamente la forma di governo confuciana, con la conseguente estraniazione dal potere dei buddisti. I vietnamiti s’appropriarono di tale modo di governare, stabile e avanzato per il periodo, e lo innalzarono a regola. Il confucianesimo, cioè, si trasformò in mezzo attraverso il quale ottenere il controllo sociale e l’unità dello Stato, e quindi opporsi in maniera efficace all’invasore, quasi sempre i cinesi. Il confucianesimo dev’essere letto come una grande filosofia comportamentale, dalla cui eredità parte del continente asiatico non può sfuggire, così come l’Europa non può sfuggire alla sua eredità cristiana». Riso e confucianesimo, quindi, sono sempre stati i due pilastri fondamentali della società vietnamita: «L’elemento economico che raccoglieva e unificava gli abitanti era il riso […] Dal punto di vista sociale, invece, due elementi apparentemente in contraddizione erano il nocciolo dell’organizzazione sociale del villaggio: la partecipazione alla vita di villaggio e la gerarchia familiare e individuale». La colonizzazione francese, avviata nel 1858, durò quasi un secolo (fino al 1954): secondo l’autore, attraverso la colonizzazione il Secondo impero «tentò di stringere attorno a sé i lavoratori, in nome di una comune missione civilizzatrice. Con la colonizzazione anche chi non è ricco può accarezzare il sogno di fare fortuna all’estero e forse, chissà, di tornare un giorno in patria per mostrare il nuovo status. Insomma, attraverso la politica estera si cercò di saldare un blocco sociale disomogeneo». La mise en valeur della colonia, messa in cantiere agli albori del XX secolo, trascurò lo sviluppo agricolo concentrandosi prevalentemente sulle infrastrutture ferroviarie, in relazione all’esigenza del controllo militare del territorio tramite lo spostamento rapido delle truppe. Una conseguenza funesta di questa strategia coloniale da parte della Francia fu la drastica riduzione del tenore di vita alimentare della popolazione vietnamita: il consumo annuale di riso indispensabile per la sussistenza, che nel 1900 era di circa 250 kg, scese a 180 alla vigilia della Seconda guerra mondiale. E il fenomeno avvenne a fronte di un aumento delle colture, il che significa che il riso in eccedenza fu esportato, e quindi sottratto al consumo locale. Inoltre, il regime monopolista coloniale stroncava le attività artigianali legate alla distillazione dell’alcool e alla vendita del sale, mentre la produzione di oppio lievitava fino a coprire quasi metà delle entrate totali dell’Indocina. Infine, sotto il profilo più strettamente politico, l’amministrazione coloniale francese tentò inutilmente di emulare il Civil Service dell’India britannica, puntando soprattutto su un solido apparato repressivo e su una presenza militare sempre più invasiva (90.000 uomini in armi nel 1939, dei quali 15.000 francesi e 75.000 arruolati fra gli indigeni). In definitiva, osserva Lobina, nell’Indocina francese «sconfitto il mandarino, il contadino vide i propri punti di riferimento progressivamente scomparire, combattuto fra l’idea di abbandonare l’amato villaggio per un futuro incerto, e la fame che cresceva. Si creò un vuoto di potere, che non venne coperto dai francesi».

Tramonta l’armonia confuciana, la donna si emancipa
Una svolta cruciale per il Viet Nam colonizzato fu la Prima guerra mondiale: centomila indocinesi furono trasferiti in Francia, arruolati nell’esercito o ingaggiati nelle fabbriche per colmare la carenza di manodopera dovuta alla mobilitazione generale. I lavoratori vietnamiti, conoscendosi fra di loro, si resero conto di far parte di un popolo e non solo di un villaggio: i più intellettualmente curiosi assimilarono il pensiero occidentale, compreso quello libertario del 1789, e lo trapiantarono in patria nel dopoguerra, gettando le basi per un’alternativa al confucianesimo imperante. «Il darwinismo sociale e il positivismo», spiega Lobina, «insieme ad altre ideologie, vennero popolarizzate e fatte proprie da ampi strati sociali che si andarono formando in quegli anni nelle principali città vietnamite. Si trattava principalmente di piccola e media borghesia, e, al sud, anche di proprietari terrieri. Tali gruppi sociali rifiutavano il passato e cercavano nel presente, soprattutto nella cultura internazionale, le risposte alla crisi del proprio Paese e alle loro precarie condizioni di vita». Un particolare rilievo assunse la questione femminile: il confucianesimo confinava la donna in un ruolo subordinato rispetto all’elemento maschile. «Durante il XIX secolo», osserva Lobina, «la condizione femminile subì il doppio giogo della monarchia oscurantista e del colonialismo francese». A partire dagli anni Trenta «la volontà d’emancipazione dallo sfruttamento coloniale e dalla condizione di servitù che vivevano all’interno delle mura domestiche portò molte di loro ad aderire attraverso una militanza totalizzante al movimento comunista. Il partito sostituì la famiglia, anche perché per una donna si rivelò molto più difficile che per un uomo coniugare militanza e vita privata». Ma, al di là della retorica rivoluzionaria, le «classi sociali a cui si faceva riferimento, inoltre, vivevano in una tale indigenza che era difficile pensare alla modificazione radicale dei rapporti familiari. Nel caso, per esempio, che in una famiglia lo spirito rivoluzionario fosse comune a tutti i membri, era normale che si dedicasse all’attività rivoluzionaria l’uomo e che la donna, seppur rivoluzionaria, rimanesse a casa, magari a procurare il sostentamento per il “rivoluzionario di professione”».

La calma tempestosa in Indocina in mezzo ai venti di guerra
Durante la Seconda guerra mondiale, il partito di Ho Chi Minh operò in un contesto «fluido e cangiante»: la resistenza anti-nipponica era sostenuta dagli USA e osteggiata dalla Gran Bretagna, timorosa di favorire l’ascesa dei comunisti nel Sudest asiatico. Dopo il crollo della Francia nel giugno 1940, l’esercito del Sol Levante si insediò a Saigon, costringendo le autorità coloniali francesi a una coabitazione forzata. Un accordo-capestro del 1941 obbligava l’Indocina a consegnare riso, caucciù e minerali al Giappone, in cambio di una contropartita del tutto simbolica: nel 1942 quasi tutto il riso esportato finiva nelle mani del governo di Tokyo. Il 9 marzo 1945, con un brutale colpo di forza, il Giappone si impadronì militarmente dell’Indocina, esautorando l’amministrazione francese. Fu proprio in questo periodo, fra il 1940 e il 1945, che il Partito Comunista Indocinese di Ho Chi Minh iniziò a radicarsi nel Paese. Il primo tentativo insurrezionale fu duramente represso dai francesi il 22 novembre 1940: «Un centinaio di quadri del partito furono condannati a morte, più di duemila furono le persone che pagarono con la vita il “terrore bianco”». Traendo utili insegnamenti da questa sconfitta, il partito di Ho Chi Minh operò una svolta radicale nella primavera del 1941, quando si tenne a Pac Bo il suo ottavo plenum. Nacque il Viet Minh, e la parola d’ordine divenne «accumulare forze in vista di un momento favorevole, che sarebbe stato determinato probabilmente dagli eventi internazionali. Nel frattempo si sarebbe dovuta conquistare la popolazione attraverso un’attività che collegasse propaganda, presenza fisica, presenza militare ed educazione». Benché le prigioni coloniali si riempissero di comunisti arrestati dai francesi, la propaganda rivoluzionaria fra i secondini «ebbe in alcuni casi un tale successo che le prigioni diventarono dei centri decisionali e dei centri di smistamento di materiale rivoluzionario»: un esempio lampante di quanto fosse efficace la propaganda di Ho Chi Minh. E altrettanto lungimirante si rivelò la strategia adottata nei confronti delle minoranze non vietnamite, come i cinesi e i Tay, i cui esponenti furono inseriti da Ho Chi Minh ai massimi livelli della gerarchia di partito.

Ho Chi Minh, infaticabile pedagogo e tessitore
Va sottolineato che il Viet Minh non fu una creazione di Ho Chi Minh, ma il perfezionamento di una struttura che esisteva già da qualche anno. Il primo embrione del Cqq, l’armata di liberazione nazionale indocinese, prese forma nell’inverno del 1941, e i primi scioperi (nel settore cotoniero) furono proclamati durante l’estate. Tre anni dopo, nel 1944, la popolazione vietnamita era stremata dal caro vita e dalla pressione fiscale. La carestia dei primi mesi del 1945 fu «catastrofica. Le scene che visse la popolazione, più nelle aree rurali che nelle città, furono apocalittiche»: il bilancio delle vittime è tuttora incerto, ma furono sicuramente non meno di un milione.
Lobina tratteggia con estremo rigore storicistico il profilo del leader della Resistenza indocinese: lui e il suo gruppo dirigente «nella preparazione della rivoluzione, utilizzarono largamente le locuzioni thoi co (momento opportuno) e co hoi (occasione favorevole). In questo modo si voleva imporre la posizione per cui la rivoluzione va attentamente preparata. L’insurrezione generale, inoltre, oltre che da condizioni interne sarebbe dipesa da condizioni esterne delle quali bisognava tenere conto». Lobina, con il suo approccio scientifico alla materia, mette in luce un aspetto fondamentale della guerra del Viet Nam spesso trascurato dalla storiografia ufficiale: sia nel 1954 (approfittando della debolezza endemica della IV Repubblica francese) che nel 1975 (volgendo a proprio favore la crisi interna degli USA, scossi dallo scandalo Watergate), i dirigenti comunisti vietnamiti (Ho Chi Minh prima, i suoi successori dopo) seppero trarre il massimo vantaggio dalle “circostanze esterne”, ottenendo la vittoria senza aggravare ulteriormente il già altissimo tributo di sangue pagato (mezzo milione di morti nella guerra contro i francesi dal 1946 al 1954, quattro milioni di morti nella guerra contro gli USA dal 1964 al 1975, contando anche cambogiani e laotiani).
Tornando alla figura di Ho Chi Minh, Lobina sottolinea che il leader del Viet Minh «aveva vissuto e praticato la terza internazionale di Mosca, aveva conosciuto la Cina e la lotta dei comunisti prima e dopo la lunga marcia e conosceva, per averle vissute direttamente, le vicissitudini del movimento comunista e anticolonialista vietnamita». Da questa sua multiforme formazione politica discende la lucidità sempre dimostrata negli enunciati basilari: «se vogliamo combattere i francesi e i giapponesi, ci devono essere dei combattenti armati. Ma chi si offrirà volontario per trasportare i fucili? Se vogliamo vincere, dobbiamo avere masse politicamente coscienti, e che poi possono essere organizzate in unità armate».
Conclude Sandra Scagliotti nella sua postfazione: «L’autore, focalizzando la sua analisi sul periodo in cui il fronte Viet Nam venne a enuclearsi, coagulando consenso popolare per poi cogliere il thoi co – il momento favorevole che permise di sferrare l’attacco decisivo contro le forze coloniali e proclamare l’indipendenza – ci guida alla conoscenza della modernità – e della post-modernità – di un paese che, a lato di un ininterrotto dibattito interno sul tema della moralità e legittimità politica, è giunto a compiere scelte decisive, puntando oggi sull’accelerazione economica e, nel contempo, sulla questione sociale».

Guglielmo Colombero
(www.bottegascriptamanent.it, anno IV, n. 40, dicembre 2010)